MERCATO DEL LAVORO SEMPRE PIÙ NERO

Gira e rigira la questione è sempre quella, quali effetti positivi concreti ha sul nostro Paese la libera circolazione? Le risposte, sempre molto elitarie, si perdono tra questioni di macroeconomia, scambi culturali non ben definiti, scambi in ambito scientifico e universitario che di fatto sono sempre esistiti, da ben prima della geniale scoperto dell’UE.   Di vantaggi tangibili non ce ne sono, la qualità della vita in Svizzera ha risentito solo delle conseguenze negative. Un esempio su tutti: il mercato del lavoro. È aumentata la disoccupazione, ma soprattutto: il frontalierato è esploso, ha raggiunto livelli assurdi e la tendenza non promette nulla di buono, le persone in assistenza continuano ad aumentare, il lavoro precario è purtroppo diffuso e i nostri giovani sono ampliamente confrontati con questa problematica, e poi c’è il lavoro in nero. Se nel 2015 in Ticino c’è stato un boom di controlli, nel 2016 c’è invece stato un boom di denunce. Sarà un caso?   Visto che i maestri dell’élite politica ci spronano all’apertura delle frontiere inneggiando ad un arricchimento ben poco percettibile, vale la pensa guardare oltre queste frontiere, per vedere bene a cosa ci stiamo aprendo. Dall’inizio della crisi che dura ormai da un decennio, anche le leggi, le misure straordinarie e la flemmatica burocrazia di Bruxelles non sono minimamente riuscite a migliorare la situazione. La Svizzera non è sicuramente la sola a non aver avuto vantaggi dalla libera circolazione, anche i nostri vicini risentono della politica europea del “niente frontiere e niente controlli”. Gli ultimi dati ufficiali, pubblicati nelle scorse settimane dai maggiori media italiani, denunciano una situazione davvero preoccupante. Dal 2012, in tre anni, sono stati cancellati 462 mila posti di lavoro, mentre il mercato nero ha subito un aumento di 200 mila unità, con stipendi del 50% inferiori. Complessivamente sono impiegati irregolarmente 3.3 milioni di persone in Italia e con un’evasione complessiva di 107,7 miliardi di Euro. Sono cifre allucinanti, che vanno rilette almeno due volte per essere sicuri di averle capite bene. Ecco cari cittadini, dunque questa è la realtà a cui dobbiamo aprirci. Questa realtà salverà il nostro mercato del lavoro.... se questa non è una presa in giro, non saprei che altro nome darle. È necessario che la Svizzera pensi al suo mercato del lavoro e l’UE al proprio.   SI all’iniziativa per la limitazione, NON ci servono accordi che non tutelano il nostro mercato del lavoro.   Roberta Pantani Consigliera nazionale   Il Mattino della domenica 11.02.2018
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Iniziativa per la limitazione per i duri di comprendonio

UDC, Lega e ASNI, fondata da Blocher nel 1986, hanno lanciato l’iniziativa per la limitazione, un’iniziativa forte, chiara e decisa che non lascia spazio a reinterpretazioni fantasiose. Delusi e amareggiati da modo in cui è stata trasformata e ritorta l’iniziativa contro l’immigrazione di massa siamo tornati all’attacco e ora i nostri avversari, un centro-sinistra molto confuso, non potrà più accusarci di aver lanciato un’iniziativa non troppo chiara, difficilmente applicabile e quant’altro. Dall’introduzione dell’Accordo di libera circolazione 1 milione di persone sono immigrate in Svizzera, una crescita incontrollata e sproporzionata che ha avuto (solo) effetti negativi. Questo accordo ha minato in generale il benessere del nostro Paese, le ripercussioni negative toccano vari fronti e non sono trascurabili. Ci ritroviamo oggi con un sistema viario al collasso, dalla viabilità, un mercato del lavoro vacillante, criminalità d’importazione, e spese per la Confederazione esorbitanti. Senza contare l’impatto ambientale e paesaggistico che una Svizzera da 10 milioni di abitanti, che sarà presto realtà. Questo accordo dà di fatto il diritto di immigrare e restare in Svizzera a 500 milioni di cittadini dell’UE. I nostri avversari hanno tergiversato per anni sul potenziale e i benefici di questo accordo, ma i fatti dimostrano che la Svizzera ha sempre dato e subito senza ricevere nulla in cambio. I rapporti internazionali esistono da ben prima dell’invenzione dell’UE e dei suoi diktat e continueranno a esistere, con o senza accordi.   Con questa iniziativa si vuole garantire soprattutto una cosa: che la Svizzera possa decidere liberamente e autonomamente come gestire l’immigrazione verso il proprio Paese. Il sistema centralista e antidemocratico europeo non ci appartiene e non vogliamo essere sudditi di una Bruxelles cieca che affoga nella burocrazia. Questa iniziativa regola ogni settore coinvolto, versioni light e scappatoie non sono contemplate.   Si all’iniziativa per la limitazione, SI a una politica immigratoria ragionevole, SI ad una Svizzera autonoma.   Roberta Pantani Consigliera nazionale   Il Mattino della Domenica 21.01.2018
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Vicolo cieco o politica che non vuole vedere?

L’iniziativa RASA è stata ritirata, il Parlamento l’aveva già respinta e gli iniziativisti hanno deciso di ritornare sui propri passi. Per evitare una figuraccia difronte al popolo? Probabile. Molto rumore per nulla dunque, il tutto per irritare e dar contro ai tanto temuti “populisti”, già perché attorno a quest’iniziativa non si è praticamente acceso alcun dibattito, i sostenitori politici erano piuttosto disinteressati e il popolo non ne voleva sapere. È quindi lecito chiedersi cosa si volesse realmente raggiungere con quest’iniziativa insipida e priva di contenuti. Il Popolo si era espresso chiaramente quel famoso 9 febbraio del 2014, ma il centro e la sinistra si sono subito mobilitati per cercare di affossare il volere popolare e la vittoria di una destra che è chiaramente più al passo con i tempi e più vicina ai problemi concreti dei cittadini, “populista” per l’appunto. Sono state fatte le previsioni più catastrofiche, come volevasi dimostrare Governo e Parlamento hanno affossato l’art. 121a previsto dall’iniziativa contro l’immigrazione di massa. L’inutilità dell’iniziativa RASA è nota sin dall’inizio, quando non era ancora stata presa nessuna decisione, già si chiedeva di ritornare alla situazione di partenza. A che scopo? Quello di non far arrabbiare i vicini e di restare sottomessi in silenzio? Questa non è la democrazia svizzera che conosciamo e che ci auguriamo. Purtroppo nell’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa è andato tutto storto, sin dal principio il problema principale di tutti i partiti e le parti contrarie non è stato quello di mettere in pratica quanto chiesto e votato dal popolo, ma quello di accontentare gli attori esterni, ovvero l’UE. Lega e UDC non intendono però allentare la presa, il fatto che il 9 febbraio e l’espulsione dei criminali stranieri siano state raggirate non ha sicuramente calmato gli animi di chi lotta da sempre per la libertà, l’indipendenza e l’autodeterminazione del nostro Paese. I problemi causati dall’immigrazione incontrollata sono sotto gli occhi di tutto, ma a tanti fa comodo non vedere la realtà e gingillarsi nel mondo del buonismo passivo. E intanto il 6 dicembre abbiamo festeggiato i 25 anni dal NO all’adesione della Confederazione allo Spazio economico europeo. È dura da ammettere per la sinistra e il centro, che stiamo meglio dell’UE grazie a Lega e UDC... Magari per uscire dal vicolo cieco basterebbe togliersi le fette di salame dagli occhi.   Roberta Pantani Consigliera nazionale   Il Mattino della domenica 17.12.2017
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