Accordo fiscale CH-IT, servizi finanziari

  1. Quali sono le conseguenze per la piazza finanziaria svizzera in generale, e quella ticinese in particolare, dell’obbligo di avere una succursale in Italia?

 

Innanzitutto significa costituire all’estero formalmente una succursale di una banca, sottostare alle norme italiane, assumere il personale con contratti di lavoro italiani e quindi dover rinunciare in Svizzera a posti di lavoro ben pagati e di alto valore aggiunto. I costi quindi sono diversi rispetto a quelli svizzeri cosi come i ricavi e le imposte da pagare allo Stato.

 

  1. Quali sono, secondo lei, le ragioni per le quali l’Italia non ha ancora firmato l’accordo? Pensa che la politica ticinese (LIA, prima i nostri) difficolti i negoziati fra i due paesi?

 

L’Italia non ha firmato l’accordo perché non ha oggettivamente interesse a far accedere al mercato italiano le banche svizzere, se non vincolandole alla costituzione di una succursale. Con la firma della Road map il 23.02.2015, l’Italia ha ottenuto dalla Svizzera ciò che più le interessava e cioè lo scambio di informazioni sui cittadini italiani detentori di conti bancari nel nostro Paese. Gli altri punti contenuti nella Road map ancora oggi sono in sospeso.

 

No, non è certamente colpa della politica ticinese se i negoziati tra i due Paesi sono in una fase di stallo. Direi piuttosto che la responsabilità sia a livello federale, dove si riscontrano lacune nelle capacità di negoziazione, ampliate anche dal fatto che i colloqui si svolgono in inglese, nonostante l’italiano sia lingua nazionale in entrambi i Paesi.

 

  1. Quando pensa che si possa auspicare la concretizzazione della road map firmata fra CH e IT nel 2015? É stata definita una data limite?

 

Una data limite non è stata definita, ma visti i vari dossier ancora in sospeso, è auspicabile che si giunga al più presto ad una conclusione.

 

  1. Come considera l’operato dei negoziatori finora, e la risposta del Consiglio federale alla sua interpellanza?

 

Ritengo che l’operato dei negoziatori svizzeri sia stato insufficiente, tanto che sino ad oggi nulla è stato firmato. Insufficiente trovo anche la risposta del Consiglio federale alla mia interpellanza.

 

 

  1. Pensa che l’elezione di un italofono (cofirmatario dell’interpellanza) per riprendere gli Affari esteri possa accelerare/sbloccare i negoziati?

 

Un italofono è avvantaggiato dal punto di vista comunicativo, ma l’esito e gli sviluppi di una negoziazione non dipendono dalla lingua, ma dalla determinazione nel voler raggiungere un risultato preciso. L’Italia non ha mantenuto le promesse e continua a rimandare. Non è accettando questo comportamento e continuando a dare concessioni che si giungerà ad un risultato favorevole per il nostro Paese.

 

Finanznachrichten, novembre 2017

*please fill in all fields. Thanks!

MERCATO DEL LAVORO SEMPRE PIÙ NERO

Gira e rigira la questione è sempre quella, quali effetti positivi concreti ha sul nostro Paese la libera circolazione? Le risposte, sempre molto elitarie, si perdono tra questioni di macroeconomia, scambi culturali non ben definiti, scambi in ambito scientifico e universitario che di fatto sono sempre esistiti, da ben prima della geniale scoperto dell’UE.   Di vantaggi tangibili non ce ne sono, la qualità della vita in Svizzera ha risentito solo delle conseguenze negative. Un esempio su tutti: il mercato del lavoro. È aumentata la disoccupazione, ma soprattutto: il frontalierato è esploso, ha raggiunto livelli assurdi e la tendenza non promette nulla di buono, le persone in assistenza continuano ad aumentare, il lavoro precario è purtroppo diffuso e i nostri giovani sono ampliamente confrontati con questa problematica, e poi c’è il lavoro in nero. Se nel 2015 in Ticino c’è stato un boom di controlli, nel 2016 c’è invece stato un boom di denunce. Sarà un caso?   Visto che i maestri dell’élite politica ci spronano all’apertura delle frontiere inneggiando ad un arricchimento ben poco percettibile, vale la pensa guardare oltre queste frontiere, per vedere bene a cosa ci stiamo aprendo. Dall’inizio della crisi che dura ormai da un decennio, anche le leggi, le misure straordinarie e la flemmatica burocrazia di Bruxelles non sono minimamente riuscite a migliorare la situazione. La Svizzera non è sicuramente la sola a non aver avuto vantaggi dalla libera circolazione, anche i nostri vicini risentono della politica europea del “niente frontiere e niente controlli”. Gli ultimi dati ufficiali, pubblicati nelle scorse settimane dai maggiori media italiani, denunciano una situazione davvero preoccupante. Dal 2012, in tre anni, sono stati cancellati 462 mila posti di lavoro, mentre il mercato nero ha subito un aumento di 200 mila unità, con stipendi del 50% inferiori. Complessivamente sono impiegati irregolarmente 3.3 milioni di persone in Italia e con un’evasione complessiva di 107,7 miliardi di Euro. Sono cifre allucinanti, che vanno rilette almeno due volte per essere sicuri di averle capite bene. Ecco cari cittadini, dunque questa è la realtà a cui dobbiamo aprirci. Questa realtà salverà il nostro mercato del lavoro.... se questa non è una presa in giro, non saprei che altro nome darle. È necessario che la Svizzera pensi al suo mercato del lavoro e l’UE al proprio.   SI all’iniziativa per la limitazione, NON ci servono accordi che non tutelano il nostro mercato del lavoro.   Roberta Pantani Consigliera nazionale   Il Mattino della domenica 11.02.2018
Read More

Iniziativa per la limitazione per i duri di comprendonio

UDC, Lega e ASNI, fondata da Blocher nel 1986, hanno lanciato l’iniziativa per la limitazione, un’iniziativa forte, chiara e decisa che non lascia spazio a reinterpretazioni fantasiose. Delusi e amareggiati da modo in cui è stata trasformata e ritorta l’iniziativa contro l’immigrazione di massa siamo tornati all’attacco e ora i nostri avversari, un centro-sinistra molto confuso, non potrà più accusarci di aver lanciato un’iniziativa non troppo chiara, difficilmente applicabile e quant’altro. Dall’introduzione dell’Accordo di libera circolazione 1 milione di persone sono immigrate in Svizzera, una crescita incontrollata e sproporzionata che ha avuto (solo) effetti negativi. Questo accordo ha minato in generale il benessere del nostro Paese, le ripercussioni negative toccano vari fronti e non sono trascurabili. Ci ritroviamo oggi con un sistema viario al collasso, dalla viabilità, un mercato del lavoro vacillante, criminalità d’importazione, e spese per la Confederazione esorbitanti. Senza contare l’impatto ambientale e paesaggistico che una Svizzera da 10 milioni di abitanti, che sarà presto realtà. Questo accordo dà di fatto il diritto di immigrare e restare in Svizzera a 500 milioni di cittadini dell’UE. I nostri avversari hanno tergiversato per anni sul potenziale e i benefici di questo accordo, ma i fatti dimostrano che la Svizzera ha sempre dato e subito senza ricevere nulla in cambio. I rapporti internazionali esistono da ben prima dell’invenzione dell’UE e dei suoi diktat e continueranno a esistere, con o senza accordi.   Con questa iniziativa si vuole garantire soprattutto una cosa: che la Svizzera possa decidere liberamente e autonomamente come gestire l’immigrazione verso il proprio Paese. Il sistema centralista e antidemocratico europeo non ci appartiene e non vogliamo essere sudditi di una Bruxelles cieca che affoga nella burocrazia. Questa iniziativa regola ogni settore coinvolto, versioni light e scappatoie non sono contemplate.   Si all’iniziativa per la limitazione, SI a una politica immigratoria ragionevole, SI ad una Svizzera autonoma.   Roberta Pantani Consigliera nazionale   Il Mattino della Domenica 21.01.2018
Read More

Vicolo cieco o politica che non vuole vedere?

L’iniziativa RASA è stata ritirata, il Parlamento l’aveva già respinta e gli iniziativisti hanno deciso di ritornare sui propri passi. Per evitare una figuraccia difronte al popolo? Probabile. Molto rumore per nulla dunque, il tutto per irritare e dar contro ai tanto temuti “populisti”, già perché attorno a quest’iniziativa non si è praticamente acceso alcun dibattito, i sostenitori politici erano piuttosto disinteressati e il popolo non ne voleva sapere. È quindi lecito chiedersi cosa si volesse realmente raggiungere con quest’iniziativa insipida e priva di contenuti. Il Popolo si era espresso chiaramente quel famoso 9 febbraio del 2014, ma il centro e la sinistra si sono subito mobilitati per cercare di affossare il volere popolare e la vittoria di una destra che è chiaramente più al passo con i tempi e più vicina ai problemi concreti dei cittadini, “populista” per l’appunto. Sono state fatte le previsioni più catastrofiche, come volevasi dimostrare Governo e Parlamento hanno affossato l’art. 121a previsto dall’iniziativa contro l’immigrazione di massa. L’inutilità dell’iniziativa RASA è nota sin dall’inizio, quando non era ancora stata presa nessuna decisione, già si chiedeva di ritornare alla situazione di partenza. A che scopo? Quello di non far arrabbiare i vicini e di restare sottomessi in silenzio? Questa non è la democrazia svizzera che conosciamo e che ci auguriamo. Purtroppo nell’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa è andato tutto storto, sin dal principio il problema principale di tutti i partiti e le parti contrarie non è stato quello di mettere in pratica quanto chiesto e votato dal popolo, ma quello di accontentare gli attori esterni, ovvero l’UE. Lega e UDC non intendono però allentare la presa, il fatto che il 9 febbraio e l’espulsione dei criminali stranieri siano state raggirate non ha sicuramente calmato gli animi di chi lotta da sempre per la libertà, l’indipendenza e l’autodeterminazione del nostro Paese. I problemi causati dall’immigrazione incontrollata sono sotto gli occhi di tutto, ma a tanti fa comodo non vedere la realtà e gingillarsi nel mondo del buonismo passivo. E intanto il 6 dicembre abbiamo festeggiato i 25 anni dal NO all’adesione della Confederazione allo Spazio economico europeo. È dura da ammettere per la sinistra e il centro, che stiamo meglio dell’UE grazie a Lega e UDC... Magari per uscire dal vicolo cieco basterebbe togliersi le fette di salame dagli occhi.   Roberta Pantani Consigliera nazionale   Il Mattino della domenica 17.12.2017
Read More

Miliardi dei contribuenti buttati al vento

Il Consiglio Federale non smette di sorprendere, ma purtroppo sono sempre sorprese negative quelle che ci riserva. L’ultima decisione scellerata presa dal nostro Governo è quella di (ri)versare più di un miliardo per la coesione europea. Non è il primo versamento miliardario che la Svizzera fa all’UE, sempre con lo scopo di aiutare i paesi dell’Est e sostenere il mercato del lavoro europeo. Ma questi non sono compiti che spettano ai cittadini svizzeri!! Al nostro mercato del lavoro però non pensa nessuno, gli Stati confinanti si fanno i cavoli loro e approfittano degli Accordi bilaterali, e fa piuttosto ridere chiamarli bilaterali, visto che quando l’UE vuole qualcosa, si muovono tutti velocemente, ma quando la Svizzera chiede qualcosa in cambio, la firma si fa attendere in eterno... L’UE che si prospettava come una grande potenza unita ha fallito, il centralismo e il sistema politico antidemocratico piace sempre meno e non ha dato grandi frutti, ha fallito nella politica migratoria e in quella finanziaria, elemosina finanziamenti di coesione, ma di fatto di coeso non c’è nulla, ricatta i Paesi che si oppongono alle decisioni centraliste di Bruxelles e alle decisioni democratiche volte a difendere gli interessi dei cittadini ( vedi 9 febbraio, espulsione dei criminali stranieri, ecc.). Stando alle informazioni disponibili i soldi versati in passato sono fluiti in diversi progetti, in media 4,5 milioni di franchi in progetti. Come minimo il Consiglio federale dovrebbe presentare un rapporto dettagliato di ciò che è stato fatto con tutti questi soldi dei contribuenti. Il nostro gruppo parlamentare a Berna si è subito mobilitato con un’interpellanza che chiede come minimo di aprire una discussione in merito al miliardo in questione. Interpellanza che non è stata firmata da NESSUNO al di fuori del gruppo Lega-UDC e che quindi non ha raggiunto il numero di firme necessarie per essere attuata. Niente discussione quindi, la Svizzera versa 1.3 miliardi senza battere ciglio. Inaudito. Noi però non lasceremo che questa decisione passi in sordina, faremo di tutto affinché sia il popolo a decidere. È anche una questione di trasparenza verso i cittadini, che hanno il diritto di sapere dove finiscono i loro soldi e quali siano i risultati raggiunti con cifre simili.   Roberta Pantani Consigliera nazionale
Read More

Valichi secondari: una risposta molto…bernese

  La mia mozione che chiedeva la chiusura notturna di alcuni valichi secondari in Canton Ticino è stata accettata dal Consiglio federale il 14 maggio 2014 e attuata dopo una lunga procedura di consultazione nell’aprile del 2017. Attuazione momentanea applicata a tre valichi per un periodo test di 6 mesi, al termine dei quali, vale a dire a fine settembre 2017, sarebbe stato fatto un rapporto di valutazione per il Consiglio federa Durante i 6 mesi di prova non sono stati riscontrati problemi, a parte il gran teatro messo in piedi da alcuni media italiani con tanto di frontalieri piagnucolanti. La popolazione, i sindaci e i Capi dicastero dei Comuni interessati hanno risposto in modo positivo, per una volta è stata applicata una misura volta a salvaguardare la sicurezza degli abitanti delle zone di confine. Al termine dei 6 mesi, senza discuterne o perlomeno informare il Governo ticinese, la misura è stata sospesa. A parte il modo poco rispettoso verso le autorità ticinesi ci si chiede se non fosse possibile aspettare il rapporto delle Guardie di Confine prima di togliere la misura. Visto che la messa in atto di tale misura non ha comportato alcun effetto negativo, la decisione, presa a livello federale di sospendere la chiusura pare piuttosto insensata e mostra ben poca sensibilità verso la popolazione ticinese.         Sembrava che Berna agisse nei nostri interessi ridando un po’ di fiducia alla gente e invece no, come se niente fosse si ricomincia da capo. Ma cosa accadrà nel caso in cui il rapporto delle Guardie di Confine dovesse confermare la bontà della misura? Verrà applicata definitivamente a tutti i valichi secondari? La risposta bernese alla mia interpellanza è arrivata in questi giorni, come sempre molto poco esaustiva e poco tangibile. Secondo il Consiglio federale non vi era motivo di avvisare le autorità ticinesi dell’effettivo termine del periodo test, la sospensione è del tutto normale e non è ancora stata presa nessuna decisione, anche della valutazione non è dato a sapere.   Dunque nulla di fatto, nulla di deciso, nessuno a Berna si sbilancia e mostra un vero impegno nel voler comprendere le zone di confine, in particolare quelle ticinesi, che soffrono dell’incapacità governativa federale. Cosa dobbiamo aspettarci? Anni per avere una valutazioni, anni per una decisione e quanto per la messa in pratica? La criminalità transfrontaliera non è certo un mistero, ma evidentemente troppo lontana da Berna... Se per una misura simile, semplice e pratica, senza complicazioni, le decisioni vengono prese così, immaginiamoci cosa succede nel caso di misure di una certa portata...   Roberta Pantani Consigliera nazionale
Read More

Accordo fiscale CH-IT, servizi finanziari

Quali sono le conseguenze per la piazza finanziaria svizzera in generale, e quella ticinese in particolare, dell'obbligo di avere una succursale in Italia?   Innanzitutto significa costituire all’estero formalmente una succursale di una banca, sottostare alle norme italiane, assumere il personale con contratti di lavoro italiani e quindi dover rinunciare in Svizzera a posti di lavoro ben pagati e di alto valore aggiunto. I costi quindi sono diversi rispetto a quelli svizzeri cosi come i ricavi e le imposte da pagare allo Stato.   Quali sono, secondo lei, le ragioni per le quali l'Italia non ha ancora firmato l'accordo? Pensa che la politica ticinese (LIA, prima i nostri) difficolti i negoziati fra i due paesi?   L’Italia non ha firmato l’accordo perché non ha oggettivamente interesse a far accedere al mercato italiano le banche svizzere, se non vincolandole alla costituzione di una succursale. Con la firma della Road map il 23.02.2015, l’Italia ha ottenuto dalla Svizzera ciò che più le interessava e cioè lo scambio di informazioni sui cittadini italiani detentori di conti bancari nel nostro Paese. Gli altri punti contenuti nella Road map ancora oggi sono in sospeso.   No, non è certamente colpa della politica ticinese se i negoziati tra i due Paesi sono in una fase di stallo. Direi piuttosto che la responsabilità sia a livello federale, dove si riscontrano lacune nelle capacità di negoziazione, ampliate anche dal fatto che i colloqui si svolgono in inglese, nonostante l’italiano sia lingua nazionale in entrambi i Paesi.   Quando pensa che si possa auspicare la concretizzazione della road map firmata fra CH e IT nel 2015? É stata definita una data limite?   Una data limite non è stata definita, ma visti i vari dossier ancora in sospeso, è auspicabile che si giunga al più presto ad una conclusione.   Come considera l'operato dei negoziatori finora, e la risposta del Consiglio federale alla sua interpellanza?   Ritengo che l’operato dei negoziatori svizzeri sia stato insufficiente, tanto che sino ad oggi nulla è stato firmato. Insufficiente trovo anche la risposta del Consiglio federale alla mia interpellanza.     Pensa che l'elezione di un italofono (cofirmatario dell'interpellanza) per riprendere gli Affari esteri possa accelerare/sbloccare i negoziati?   Un italofono è avvantaggiato dal punto di vista comunicativo, ma l’esito e gli sviluppi di una negoziazione non dipendono dalla lingua, ma dalla determinazione nel voler raggiungere un risultato preciso. L’Italia non ha mantenuto le promesse e continua a rimandare. Non è accettando questo comportamento e continuando a dare concessioni che si giungerà ad un risultato favorevole per il nostro Paese.   Finanznachrichten, novembre 2017
Read More

Previdenza per la vecchiaia 2020 – così non si va avanti

Siamo chiamati alle urne a votare su un tema importantissimo che occuperà ancora a lungo politici e cittadini, perché per quanto sia importante questa votazione non sarà sicuramente l’ultima su questo tema. Questo fatto non va sottovalutato, prima che le generazioni dei giovani d’oggi andranno in pensione, saranno spese ancora infinite parole sul sistema della previdenza per la vecchiaia, parlamenti e governi si vedranno ancora confrontati con innumerevoli progetti in merito ai quali la popolazione sarà chiamata a esprimersi. Questa non è la soluzione perfetta e nemmeno quella definitiva, ma permette di dare una svolta alla situazione attuale che vede un inesorabile svuotamento delle casse per la previdenza per la vecchiaia. Senza alcun intervento ciò non significa altro che il declino di un sistema che rappresenta una colonna portante della nostra società. La riforma della Previdenza per la vecchiaia 2020 e il decreto federale sul finanziamento supplementare dell’AVS non sono semplicemente volti a migliorare la situazione attuale della previdenza per la vecchiaia, ma soprattutto hanno l’obiettivo di garantirne l’esistenza. Le donne dovranno lavorare più a lungo, i giovani dovranno versare importi maggiori e tutti pagheranno un’imposta al valore aggiunto più elevata. Sì, servono sacrifici. Questo sistema non è nato dal nulla e non sarà il nulla a mantenerlo vivo. Qualcuno ci guadagnerà di più, qualcuno di meno, qualcuno per niente, ma siamo parte di una società e se questa va a fondo, sarà inutile cercare di salvare solo il proprio giardino. Il sistema AVS è complesso e così lo è anche la revisione della relativa legge, l’eliminazione della franchigia per i lavoratori in età AVS, il famoso supplemento di 70 franchi, l’aumento del limite massimo delle rendite per coniugi; sono solo alcune delle misure previste per il risanamento della Previdenza per la vecchiaia. Da una parte la riduzione dell’aliquota di conversione e dall’altra la compensazione per mantenere il livello delle rendite, la riforma si fonda un equilibrio tra dare e ricevere che è alla base di tuttala legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia. Un doppio SI il 24 settembre, per la legge sulla riforma della previdenza per la vecchiaia 2020 e per il decreto sul finanziamento supplementare dell’AVS mediante aumento dell’IVA garantirà che questo equilibrio non venga spezzato e che la l’AVS si incammini verso la sua fine.   Roberta Pantani Consigliera nazionale   CDT 20.09.2017
Read More

Il 24 settembre SI al decreto federale sulla sicurezza alimentare!

Con il decreto federale del 14 marzo 2017 sulla sicurezza alimentare si vuole garantire anche alle generazioni future un’alimentazione sicura ed ecosostenibile e ai nostri contadini si vuole garantire il riconoscimento del loro lavoro nel rispetto del territorio. Questo decreto è parte di un più ampio progetto di valorizzazione dell’agricoltura ecosostenibile svizzera. Progetto che coinvolge numerosi ambiti inerenti all’intero sistema del sostentamento alimentare nazionale, dalla pianificazione territoriale, al commercio equo, all’agricoltura sostenibile fino all’approvvigionamento in caso di situazioni di crisi. Uno sfruttamento adeguato del potenziale agronomico svizzero è indispensabile, ciò significa sfruttare al meglio le risorse, puntare sulla qualità e quindi evitare uno sfruttamento intensivo del territorio e una produzione orientata alla quantità. L’articolo 104a è volto al promovimento di alimenti regionali, stagionali e prodotti rispettando la natura locale, caratteristiche essenziali per il benessere del settore sia dal punto di vista economico-sociale, cosicché gli agricoltori e i produttori svizzeri non vengano discriminati; sia a livello ambientale, riducendo e minimizzando il dispendio di risorse necessarie agli spostamenti e al mantenimento delle merci provenienti dall’estero, dispendio dannoso per l’ambiente e per i piccoli-medi produttori. Oggi come oggi è fondamentale che l’alimentazione e il sistema di produzione di essa sia sostenibile a tutti i livelli. La politica e i singoli individui stessi, i consumatori, devono fare il possibile affinché la scelta del cibo non sia dettata (solo) dall’economicità ma soprattutto dalla qualità di ciò che finisce sulle nostre tavole. Investire in ciò che mangiamo, significa sostenere l’agricoltura e la produzione locale (e non solo in Svizzera, stiamo parlando infatti di un fenomeno globale) con tutti i benefici che ciò comporta. A beneficiare di questo decreto saranno soprattutto le generazioni future di consumatori, che potranno ancora trovare la qualità e la sicurezza nella giungla di prodotti che si accumulano sugli scaffali dei supermercati senza che si sappia davvero da dove e come vengono prodotti e le generazioni future di agricoltori, che disporranno di un territorio salvaguardato e potranno continuare a lavorare in armonia con l’ambiente. I produttori svizzeri lavorano secondo un’etica e regole ben definite, non permettiamo che alimenti dalla dubbia provenienza e produzione rovinino il loro operato e creino del dumping.   Il 24 settembre SI al decreto federale sulla sicurezza alimentare!   Roberta Pantani Consigliera nazionale   15.09.2017
Read More

L’UE dei ricatti e delle illusioni

Inizia l’estate e come succede ormai da anni si ripresenta puntuale il problema immigrazione. “È già record” riferivano pochi giorni or sono i media svizzeri, siamo già a quasi 12'000 entrate illegali, ben il 68% in più dello stesso periodo del 2015. Tanto per cambiare non si è trattato di molte famiglie siriane in fuga dalla guerra... ma di rifugiati (che si tratta per la maggior parte di giovani uomini e di rifugiati economici possiamo non ripeterlo no?) provenienti dalla Guinea, dal Gambia, dalla Costa d'Avorio, dalla Nigeria e della Somalia.   Chi fa finta di niente tutto l’anno e non ritiene che tali cifre siano un problema, continua imperterrito ad ignora la questione anche in estate e ad etichettare con i soliti termini chi cerca di portare alla luce e risolvere il problema. Non siamo gli unici però a volersi opporre alla cieca tolleranza di un invasione che non sembra aver fine.   La Commissione europea ha aperto le procedure di infrazione contro Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca. Nel mirino di Bruxelles ci sono anche Austria e Slovacchia, che preferiscono riflettere invece che applicare leggi senza senso dettate dall’UE. La colpa è quella di non aver ricollocato tutti o parte dei richiedenti l’asilo approdati precedentemente in Italia e in Grecia.   L’UE si aspetta più sforzi, che prevede entro settembre la ricollocazione di quasi 100'000 rifugiati, una cifra astronomica sulla quale vale la pena riflettere. Le reazioni dei vari Premier e Ministri dei Paesi citati non si sono fatti attendere, da chi dice che sia un’ingiustizia e chi parla di veri e propri ricatti e imposizioni da parte di Bruxelles. Che l’UE sia solita ricattare Stati che vogliono pensare prima al benessere dei propri cittadini, magari applicando scelte democratiche interne, purtroppo lo sappiamo bene, ma l’antidemocraticità di Bruxelles continua ad aumentare.   Dove andremo a finire? Quale tragedia dovremo ancora vivere? Quando si accorgeranno anche gli europeisti convinti con le loro illusioni senza confini che collocare centinaia di migliaia di profughi nei paesi europei è inaccettabile e assolutamente insostenibile. L’Europa è pervasa ormai da un decennio dalla crisi economica e di segni di ripresa non se ne vedono. Come si pensa di inserire nella società un simile numero di immigrati che provengono da paesi con morali e culture diametralmente opposte alla nostra? Sono così grossi gli interessi in gioco da ignorare l’insofferenza di un intero continente? NO all’UE, NO ai ricatti e STOP all’immigrazione di massa.   Roberta Pantani Consigliera nazionale   Il Mattino della domenica, 18.06.2017
Read More

Ma qualcuno pensa ai Ticinesi?!

Un’amarissima delusione, non ho altre parole per descrivere la decisione presa ieri dalla maggioranza del Consiglio di Stato ticinese. Come ribadito dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, che insieme al collega Claudio Zali si è chiaramente opposto allo stralcio della misura in questione, “una misura per la nostra sicurezza, la sicurezza di tutto il Cantone che verrà quindi presto a cadere.” Esatto, proprio di questo si trattava, una misura per la sicurezza dei cittadini e per rispetto verso tutta la brava gente, che non ha nulla da nascondere e che il casellario lo deve presentare ad ogni occasione. E già, perché noi bravi svizzerotti dobbiamo richiedere, pagare e presentare il casellario per ottenere praticamente qualsiasi impiego, per poter affittare un appartamento, per poter occupare cariche pubbliche e via dicendo. Quindi ancora una volta una decisione che va a scapito dei cittadini ticinesi. Cittadini che dovrebbero essere rappresentati dai Consiglieri di Stato, che invece troppo spesso, sulla scia dei loro colleghi governanti di Berna, dimenticano quali interessi devono difendere. Non c’è da stupirsi se il popolo perde la fiducia nella politica, ogni volta subentra qualche clausola, qualche ricatto, qualche interesse altrui calpestato e immancabilmente le misure chieste, approvate e applaudite dal popolo non vengono applicate. Questa misura amministrativa non avrebbe discriminato nessuno e pare logico che un Paese non rilasci permessi a criminali e delinquenti...già pare logico, non a tutti evidentemente. Poveri criminali, perché non darlo anche a loro il permesso! Senza contare che il tutto è stato deciso in nome di un accordo che magari non verrà mai firmato e che probabilmente ( lasciamo il beneficio del dubbio) non porterà alcun giovamento concreto ai cittadini svizzeri e alla Svizzera, ma firmare accordi simili sembra essere il passatempo preferito dei nostri rappresentanti in Governo.   Inoltre il tempismo è stato pessimo, giacché lunedì a Berna si discuterà di un postulato della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale che propone l’adesione al sistema ECRIS, lo scopo di questo intervento parlamentare è proprio quello di favorire le due iniziative cantonali che chiedevano l'adozione della richiesta del casellario giudiziale per quei Cantoni che lo ritenessero necessario, tra l’altro le iniziative avevano riscosso un certo successo inaspettato a livello federale, ma ci hanno pensato direttamente i Consiglieri di Stato ticinesi ad affondare il tutto. Dopo questa irresponsabile decisione non sarà sicuramente difficile per il Consiglio federale respingere le iniziative e sotterrare la questione.   Nonostante la profonda delusione e sfiducia verso questa maggioranza del Governo ticinese non ci arrenderemo all’idea di mettere da parte ancora una volta la volontà e la dignità dei cittadini ticinesi. Anche questa volta noi stiamo con Norman e Claudio.   Roberta Pantani Consigliera nazionale   Il Mattino della domenica, 11.06.2017
Read More