Energia 2050: più costi e troppe imposizioni

Tra pochi giorni saremo chiamati alle urne per decidere il futuro dell’energia nel nostro Paese. La legge sulla quale dovremo esprimerci è stata presentata come un passo avanti, un progresso per il settore energetico e per la popolazione. Per trovare consenso, la si è presentata come una trovata geniale per liberarci dall’energia «sporca» e allo stesso tempo per diminuire drasticamente il consumo energetico. Di fatto ci troviamo di fronte a una legge che impone ai cittadini quanta e quale energia dovranno consumare e che vuole riversare sui cittadini le spese di questo utopico piano economico trentennale. La nuova strategia costerà, fino al 2050, circa 200 miliardi di franchi alla Confederazione: dividendo per gli anni e per la popolazione si ottiene un aumento dei costi per l’energia di 800 franchi a persona, 3.200 per una famiglia media. Un obiettivo è quello di diminuire entro il 2035 il consumo di energia del 43% rispetto a quello degli anni 2000. Energia è però sinonimo di sviluppo e benessere: la disponibilità di energia è infatti un fattore del successo del nostro Paese dove sinora l’energia è sempre stata accessibile a tutti in ogni momento ed anche a prezzi relativamente bassi. La strategia energetica 2050 avrà quale conseguenza quella di aumentare i costi all’economia tutta, alle aziende, alle famiglie, che insieme ad altri aumenti in altri ambiti porteranno ulteriore disparità e concorrenza con l’estero – pensiamo solo alla ristorazione e al turismo – nonché meno disponibilità nelle tasche della gente. Un’economia pianificata di questo tipo non può avere effetti positivi: oltre ai costi vi saranno anche conseguenze sulla disponibilità dell’energia stessa. Dove stocchiamo – ammesso che si possa fare – l’energia prodotta da pannelli solari e da centrali eoliche? La produzione di energia non può basarsi su sussidi e contributi distribuiti a cascata dallo Stato, senza un piano preciso per la sostituzione dell’energia prodotta dalle centrali nucleari. L’energia «verde» oggi corrisponde ad una percentuale irrisoria di quella prodotta e pensare di coprire tutto il fabbisogno nazionale con tale energia in tempi così brevi è irreale e irrealizzabile. Il nostro Paese, finora indipendente nella produzione di energia e all’avanguardia in questo settore, si troverebbe confrontato con una falla nell’approvvigionamento che andrebbe ulteriormente a pesare sulle casse dello Stato e quindi sui contribuenti. I favorevoli sbandierano l’argomento che «i soldi rimangono in Svizzera», dimenticandosi però che i pannelli solari – ad esempio – sono da decenni prodotti in Cina e le pale eoliche non sono di certo un prodotto indigeno. Vogliamo davvero pianificare i nostri consumi energetici per i prossimi 30 anni? In realtà si vuole imporre alla popolazione un modello di consumo di cui non si conoscono né l’applicabilità né le conseguenze. Le incognite e le controversie di questa legge sono molte: da una parte si dà per scontato il dimezzamento del consumo dell’energia, dall’altro c’è un numero di abitanti che continua a crescere e la ricerca che punta sempre più su tecnologie «pulite», come le auto elettriche (quindi bisognose anch’esse di fonti elettriche sicure). Questa legge è un salto nel buio e rischia di trasformarsi a tutti gli effetti in una doccia fredda per cittadini e aziende. Il 21 maggio votiamo no alla legge sull’energia. Roberta Pantani Consigliera nazionale   CDT, 16.05.2017
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Asilo: le cifre ufficiali danno ragione ai “populisti”!

Sono passati in sordina, ignorati dalla stragrande maggioranza dei media i dati pubblicati dall’Ufficio federale di statistica in merito ai costi sociali per i richiedenti l’asilo. Dati che non fanno altro che confermare le teorie dei cattivissimi populisti e ne giustificano la politica in materia di asilo, volta a proteggere il popolo svizzero e a evitare che venga preso per i fondelli. Che sia per questo motivo che la stampa non ha commentato le statistiche pubblicate?! Veniamo ai dati, purtroppo al pilotaggio mediatico siamo ormai abituati, l’80% delle persone che hanno richiesto asilo politico in Svizzera vivono in assistenza. I dati smentiscono inoltre in modo netto chi sostiene che siano soprattutto famiglia ad arrivare nel nostro paese e a beneficiare di aiuti sociali, nel 69% dei casi si tratta infatti di persone singole e sono nel 13% dei casi di famiglie. L’Ufficio federale di statistica non pubblica però i costi effettivi in numeri della scellerata politica d’asilo portata avanti dal nostro Governo.   Secondo ricerche più dettagliate, riportate t anche dalla BaslerZeitung, nel solo 2015 le spese per gli aiuti sociali destinati a richiedenti a cui è stato riconosciuto il diritto di asilo definito o temporaneo ammontano all’incirca a 250 milioni. A ciò vanno aggiunti i costi dei richiedenti l’asilo ancora in attesa di una decisione e quelli respinti. In totale i costi per gli aiuti sociale in ambito di asilo si aggirerebbero attorno al miliardo di franchi. Questa cifra esorbitante e scandalosa non include però i costi che devono sopportare Cantoni e Comuni. I costi annui per i Cantoni si stimano essere circa 300 milioni. Per i Comuni basta citare casi eclatanti come famiglie e casi singoli che da soli costano 24'000 franchi annui ai contribuenti, purtroppo non si tratta di casi isolati e quelli citati non sono nemmeno i più costosi. Mancano ancora i costi per la salute la formazione e la sicurezza…che non sono date a sapere. Le cifre che escono da queste statistiche sono vergognose, sulle spalle dei cittadini pesano spese miliardarie che vanno a pesare anche sui bilanci annui della Confederazione. È ora, anche se già troppo tardi, che il Governo e in particolare la Signora Sommaruga si facciano un esame di coscienza, i cittadini svizzeri si sono espressi chiaramente, l’immigrazione di massa va fermata. Questi dati parlano da soli, razzismo, populismo e quant’altro si inventa la sinistra per denigrare chi vorrebbe una politica consapevole e sostenibile non centrano nulla. Le ultime ondate migratorie provenienti da Africa e Medio Oriente di forza lavoro e arricchimento culturale non ne hanno proprio portato, ma sicuramente ci hanno alleggerito il portafogli di un bel po’ di miliardi.   Roberta Pantani Consigliera Nazionale   Il Mattino della domenica, 05.03.2017
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Misure straordinarie, fino a che punto?!

  L’ultima invenzione del Consiglio federale per far fronte ai flussi migratori abnormi verso il nostro Paese sarebbe quella di impiegare agenti di sicurezza di società di sicurezza private a supporto delle guardie di confine. Ma non era tutto sotto controllo? No, decisamente sotto controllo non c’è un bel niente. Nel 2016 oltre 26'000 persone che stavano tentando di varcare illegalmente i nostri confini sono state fermate delle guardie di confine, tre volte tanti in confronto al 2015. Stiamo parlando solo di quelli fermati. Secondo fonti dell’NZZ nel 2016 i costi solo per quanto riguarda le ore supplementari dovute agli immigrati clandestini per le guardie di confine sono aumentati di più di un milione. Per questa estate non si prevede nulla di buono, ma nonostante ciò pare non serva limitare l’immigrazione di massa… Sta di fatto che le guardie di confine sono oberate di lavoro e non riescono più a fare il loro lavoro specifico, essendo costantemente occupati nel controllo e trasporto dei migranti. La proposta del Consiglio federale è piuttosto debole, innanzitutto gli agenti in questione non hanno un addestramento adeguato e i costi, ancora una volta, probabilmente sfuggirebbero di mano. Difendere i confini è compito dello Stato e in Ticino al momento l’idea di affidare compiti simili ad una società privata risuona anche piuttosto ridicola…non dimentichiamo infatti che è in corso un’inchiesta penale proprio nei confronti del titolare e di un dipendente di un'agenzia di sicurezza, che aveva ricevuto dal DSS un mandato per la sorveglianza di centri per richiedenti l'asilo. I presunti reati commessi non sono proprio all’acqua di rose, si tratta infatti di usura, sequestro di persona, atti di violenza e appartenenza e reclutamento di guerriglieri per l'ISIS. Giusto per mettere i puntini sulle i, il preventivo per il 2018 prevede il raddoppio dei costi in materia d’asilo, che oltretutto non sono mai ben definiti e mancano comunque vari importi non da poco, riguardanti assistenza e aiuti sociali. Nel 2018 i costi previsti raggiungeranno quota 2,4 MILIARDI DI FRANCHI, tenendo conto che nel 2016 sono stati concessi quasi 400 milioni di spese supplementari!! Qui non si tratta semplicemente di ideologie politiche, questo sistema fa acqua da tutte le parti ed è un fatto matematico che così non si può andare avanti.   Roberta Pantani Consigliera nazionale   Il Mattino della domenica, 30.04.2017  
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