Una botta di energia

L’abbandono del nucleare è una questione complessa, che non può ridursi all’ essere contrari o meno a questa fonte energetica. L’iniziativa su cui saremo chiamati a votare il prossimo 27 novembre è lacunosa dal punto di vista delle alternative: non c’è un piano concreto per il futuro. Abbandonare il nucleare a partire da subito? Bene e poi? Di colpo ci troveremmo con un notevole ammanco di energia, senza minimamente sapere come produrre l’energia alternativa necessaria al fabbisogno quotidiano della popolazione e dell’industria svizzera. L’energia è uno degli elementi di sviluppo di un Paese. Possiamo immaginare la nostra vita quotidiana a energia ridotta? Possiamo pensare ad una produzione ridotta delle aziende perché l’energia è scarsa o non disponibile? Questa iniziativa vuole eliminare a partire dal 2017- praticamente domani - il 40% dell’energia prodotta dal nostro Paese. E quale sarebbe l’alternativa? Le energie rinnovabili ad oggi rappresentano una minima parte dell’energia prodotta in Svizzera. Eolico, idroelettrico, fotovoltaico sono metodi di produzione dell’energia sostenibili, ma non del tutto sufficienti a coprire il nostro fabbisogno. Quindi? Non servono conoscenze tecniche per capire che qualcosa non quadra. Votare NO non significa essere a favore del nucleare, significa invece saper valutare una situazione in modo realistico e razionale. La produzione di energie rinnovabili è instabile e molto dipendente da fattori esterni (fenomeni naturali). Aumentare i parchi eolici sulle nostre montagne non è certamente una proposta sostenibile dal punto di vista ambientale, tanto che gli stessi ambientalisti si dicono contrari. L’ idroelettrico è oggi sotto pressione: i ricavi non coprono più i costi, tanto che la proposta è quella di sussidiare il settore per mantenerlo in vita. Il fotovoltaico, il solare, è possibile laddove il sole splende a determinate condizioni e anche qui ci sono grandi differenze nel nostro Paese. Non si può improvvisare in questo settore. Il nostro Paese, come tutti i Paesi industrializzati, è energivoro. Sostituire l’energia prodotta da impianti nucleari con energie rinnovabili richiede molto tempo e ingenti investimenti.   Quale sarebbe il Piano B? Semplice: diventare dipendenti da altri Paesi e comprare energia dai nostri vicini, che l’energia nucleare la producono a pochi chilometri dai nostri confini, in barba a tutte le iniziative popolari e a tutti i nostri buoni e sostenibili propositi.   Dopo aver discusso a livello federale della strategia energetica 2050, contro cui è stato lanciato un referendum, ancora una volta ci ritroviamo a votare un’iniziativa che di fatto vorrebbe accelerare l’uscita dal nucleare senza proporre delle alternative. Il dibattito sull’energia è aperto, ma non prendiamo decisioni affrettate sull’onda emozionale. La Svizzera ha bisogno di un approvvigionamento energetico sicuro e costante: per le famiglie, per le aziende, per la collettività. Votiamo NO il prossimo 27 novembre, per non ritrovarci a fare un salto... nel buio.   Roberta Pantani Consigliera nazionale
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US – UE – ISIS Il triangolo NO!

Sta per calare il sipario sulla campagna elettorale per le elezioni presidenziali americane, una campagna molto rumorosa, dove i contenuti hanno brillato per la propria assenza e la camicia della first lady ha avuto più importanza dei progetti di guerra dei candidati. Anche i media europei si sono lanciati in opinioni e previsioni, in modo spesso poco neutrale come ormai ci hanno abituati da tempo. Se votando Trump gli americani farebbero un salto nel vuoto, votando per Clinton sarebbero costretti a mangiare minestra riscaldata. Purtroppo Hillary Clinton in qualità di Senatrice e di Segretaria di Stato non è che abbia lasciato una grande eredita, né agli Stati Uniti né al resto del mondo. L’Europa in particolare non ha certo tratto grandi giovamenti dalla politica estera statunitense di quell’epoca, non che quella recente sia stata meglio, ma non dipingerei la Clinton come la salvatrice del mondo. Insomma la scelta per il popolo americano è dura e probabilmente piuttosto frustrante. Cosa cambierà in Europa? Negli Stati arabi? Un bel niente probabilmente. I cittadini continueranno a pagare per gli errori politici e per la cecità dei “grandi” che ci vedono solo quando si tratta dei loro interessi personali. L’UE farebbe comunella anche con gli alieni pur di stringere accordi, quindi tutti saluteranno cordialmente e con un fiume di elogi il nuovo eletto alla presidenza, chiunque esso sia. Il Medioriente continuerà ad essere devastato da guerre contorte, dove si armano gli amici che poi diventano nemici e riversano i problemi sugli amici dei nemici. Ciò che spaventa maggiormente di questo bel teatrino è che un paese come il nostro, neutrale, democratico e libero, risente pesantemente dei giochetti politici di questi attori, delle loro guerre, delle loro strette di mano e del loro volersi imporre a casa degli altri. Se secondo la nostra Costituzione il popolo è sovrano, nella pratica subisce e basta, purtroppo lo dimostrano le scelte del parlamento riguardo all’applicazione del 9 febbraio: bisogna fare quello che è meglio per i rapporti internazionali e non quello che il popolo svizzero ha deciso per il suo bene. Gli americani decidano come meglio credono, ma noi diciamo SI all’iniziativa per l’autodeterminazione e NO all’UE.   Roberta Pantani Consigliera nazionale
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Uno stupratore su tre in Svizzera se la cava con una pena leggera

I criminali ridono di questa (in)giustizia Uno stupratore su tre in Svizzera se la cava con una pena leggera, vale a dire senza nemmeno un giorno di prigione. La notizia ufficiale è di qualche settimana fa, ma la cosa più triste è che ciò non ci sorprende più di quel tanto. I recenti fatti di cronaca riguardanti stupri e violenze sessuali ci hanno chiaramente mostrato quanto sia ridicola la giustizia svizzera, fa quasi specie parlare di giustizia... Nessun altro stato europeo prevede pene di tale leggerezza, che sono quasi un insulto per le vittime e i loro famigliari.

Ogni anno in Svizzera vengono denunciati all’incirca 500 stupri, a cui si aggiungono violenze e abusi sessuali per i quali vengono inflitte pene ancora più inconsistenti. Altro punto dolente è la stessa categorizzazione dei crimini sessuali, solo una minima parte viene classificata come stupro, tutto il resto rientra in reati minori quali abusi e violenze.

Ultimo triste esempio di questo scempio è, il processo all’assassino e stupratore della giovane Adeline. Dopo aver compiuto due brutali stupri gli è stata inflitta una pena che contemplava gite a cavallo nell’aperta campagna in compagnia di una giovane donna terapeuta... Lui stesso ha definito la sua pena “un invito a continuare”. Questa storia è tremendamente imbarazzante e scandalosa per il sistema di giustizia elvetico e purtroppo non è l’unica.
Anche il mondo politico dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza, il Consiglio degli Stati si è mostrato più volte insensibile al tema dell’inasprimento delle pene per crimini sessuali e dalla Consigliera Federale Sommaruga si aspetta da tempo un messaggio di legge volto alla verifica e all’armonizzazione delle pene, ma siamo sempre in attesa. Le nostre carceri a 5 stelle, le pene lievi e giudici compassionevoli non sono certo un deterrente. Tutto ciò è intollerabile, basta a questa giustizia caritatevole. Una donna che dopo aver subito un tale schifoso oltraggio, trova il coraggio di de­nunciarlo, andrebbe difesa e non oltraggiata una volta di più da una giustizia ridicola.   Roberta Pantani Consigliera nazionale
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