#MEI Lega e UDC contro tutti in difesa della democrazia

Mercoledì 21 settembre è finalmente approdato in Consiglio nazionale il tema riguardante l’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa e le inerenti trattative per gli accordi bilaterali. Il dibattito che già si preannunciava intenso è durato ben più a lungo del previsto. La proposta della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio Nazionale sinceramente faceva ridere i polli, la cosiddetta versione “light” del 9 febbraio, ovvero uno schiaffo alla democrazia e al popolo svizzero. Questa versione prevede un modello a tre livelli, a seconda della gravità della situazione il Consiglio federale può decidere di mettere in atto determinati provvedimenti. Idea carina se non fosse che i provvedimenti previsti sono astratti, ridicoli e assolutamente inadeguati alla situazione attuale. Sono passati ormai più di due anni e mezzo dalla votazione del 9 febbraio, da allora non è stato fatto assolutamente niente, a parte farsi baciare, come qualcuno ha ironizzato durante il dibattito...         In questi anni il voto svizzero si è rivelato tutt’altro che strano, pericoloso o razzista come è stato più volte detto, in Europa la libera circolazione e i suoi vantaggi fantasma sono stati messi in discussione praticamente in ogni stato membro, la crisi migratoria è degenerata e i vertici europei sono incapaci di gestire la situazione. Il dibattito in Consiglio Nazionale è durato 7 ore, ma il risultato è a dir poco insoddisfacente, solo Lega e UDC rispettano la volontà popolare, ma in votazione c’è ben poco da fare contro la coesione di centro-sinistra che come al solito si piega all’Europa. Il popolo ha votato un nuovo articolo costituzionale, ma nella proposta della Commissione non c’è assolutamente nulla di ciò che è stato votato, nessuna gestione autonoma dell’immigrazione, niente contingenti e tetti massimi per i permessi di dimora, e nessun riguardo per gli interessi globali della nostra economia e per la precedenza indigena. Inoltre, come ho ribadito durante il mio intervento in qualità di portavoce della frazione “Il capitolo “frontalieri” viene invece evaso con delle disposizioni all’acqua di rose. In pratica, non essendoci nessuna preferenza indigena, si rilascia un permesso di lavoro ai lavoratori frontalieri alle condizioni precise e uguali di quelle attuali.” Il Ticino e i suoi problemi sono stati bellamenti ignorati, nonostante il popolo ticinese si sia espresso nettamente a favore di misure contro l’immigrazione di massa. Non ci arrenderemo, ma siamo anche stufi di lanciare segnali dal Ticino che si perdono in questo parlamento antidemocratico ed europeista, che ignora i problemi del suo popolo fintanto che non diventano disastri Roberta Pantani Consigliera nazionale
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#Sicurezza Occorrono nuovi mezzi per la prevenzione

  Il prossimo 25 settembre avremo la possibilità di esprimerci su un tema importante, che sta passando però in sordina, anche se meriterebbe tutta la nostra attenzione: la Legge federale sulle attività informative (LAIn). Un cambiamento importante e al passo con i tempi. Le minacce terroristiche sono cambiate rispetto a 20 o 30 anni fa. Occorrono nuovi mezzi per conoscere, prepararsi e sventare qualsiasi potenziale attacco. Contrariamente a quanto affermano i contrari, non saranno, con questa nuova legge, effettuati controlli a tappeto delle e-mail inviate da tutti noi e nessuno si metterà ad ascoltare sistematicamente tutte le nostre conversazioni telefoniche. La sorveglianza sarà concessa dopo una triplice autorizzazione: Tribunale amministrativo federale, Capo Dipartimento della Difesa e Delegazione di sicurezza del Consiglio federale. Nessuno spionaggio di massa insomma e nessuna violazione della privacy. Ciò che preoccupa oggi è che il terrorismo, anche quello digitale, è in continua evoluzione ed espansione, mentre i mezzi e le risorse a disposizione del nostro Governo per contrastarlo sono arretrati e inadeguati. Ma anche questa volta, i contrari non vedono nessun problema, salvo poi saltare sul carro delle accuse quando sarà troppo tardi.             Se pensiamo invece ad esempi concreti recenti, meglio ricordare che proprio il nostro Dipartimento della difesa è recentemente stato vittima di un attacco cibernetico e che il consiglio islamico svizzero si è detto chiaramente contrario a questa legge. Insomma, come dichiarato dal Consigliere federale Guy Parmelin, questa presa di posizione è forse la miglior pubblicità per il SI...   Avere un profilo FB, fare shopping online e utilizzare carte di credito limita la nostra privacy in maniera molto più marcata di quanto potrebbe fare la nuova legge. È piuttosto paradossale che quotidianamente diamo in pasto al web scorci della nostra vita privata, delle nostre vacanze e delle nostre abitudini, ma ci sentiremmo minacciati da una legge che consentirebbe alle autorità di indagare approfonditamente in casi sospetti. Non voteremo sulla modernizzazione dei metodi di industria e terroristi, volenti o nolenti loro progrediranno. Ancora una volta c’è in gioco la nostra sicurezza, ancora una volta dovremmo scegliere di prevenire, invece che curare.   Votiamo quindi un convinto Si alla Legge federale sulle attività informative (LAIn).   Roberta Pantani Consigliera Nazionale
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