Per la chiusura dei valichi si temporeggia ancora?

Di notte le frontiere secondarie vanno assolutamente chiuse, Berna deve capirlo! E’ passato un anno e mezzo, da quando il Parlamento e il Consiglio federale hanno approvato la mia mo­zione per la chiusura notturna dei va­lichi secondari. Sembrava una cosa da farsi entro breve: dopo l’allestimento di una lista di potenziali valichi da chiudere da parte della Confedera­zione, anche il Cantone aveva fatto sa­pere quali invece potevano essere quelli più interessanti e più immedia­tamente attuabili. Negli scorsi giorni, pure il Comandante della Regione IV delle Guardie di Confine ha dichiarato che l’attuazione di questa mozione potrebbe portare qualche vantaggio dal punto di vista del controllo degli arrivi di migranti ai nostri confini. Ma come sempre, come si dice, la mano destra non sa quello che fa la sinistra e così ci ritroviamo venerdì sul Cor­riere del Ticino, una dichiarazione del portavoce del Dipartimento degli Af­fari Esteri (quindi un altro rispetto al Dipartimento delle Finanze!!), che dice che “sono in corso i lavori in seno all’amministrazione federale per valutare se i provvedimenti di chiu­sura notturna di certi posti di confine minori siano realizzabili”. Ma come, siano “realizzabili”? Forse bisogne­rebbe fare a questa persona semplice­mente “un disegnino”: i cancelli sono lì, pronti, funzionanti. Basta chiuderli ad una cert’ora e riaprirli il mattino, come si faceva in tempi non sospetti, pre-Schengen. Tutto qua. E poi, fa sorridere (per non piangere disperata­mente), la perfetta conoscenza del ter­ritorio e della situazione a sud del Mendrisiotto di questa persona: “il quadro della criminalità non è cam­biato in maniera particolare negli ul­timi tempi….”. E certo, siccome la situazione – secondo lui – non è peg­giorata, non si giustifica un provvedi­mento simile. Bravo! Non c’è che dire! Continuiamo così, continuiamo a dire che tutto va bene, che le stati­stiche non riportano numeri impor­tanti e che tutto non è così grave come sembra. Andatelo a dire agli abitanti di Pedrinate, di Vacallo, di Novazzano che in questi giorni hanno visto un acuirsi dei furti nelle case, andatelo a dire agli abitanti di Chiasso che ve­dono aumentare di giorno in giorno gli arrivi di migranti al confine. I va­lichi secondari di notte vanno chiusi, senza se, senza ma perché questo è stato il mandato del Parlamento. Sve­glia!!! ROBERTA PANTANI CONSIGLIERA NAZIONALE
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Asilo. Molto rumore per nulla.

Niente di positivo porterà questa revisione della legge sull’asilo. Nemmeno due giorni dopo la votazione sono stati resi noti dalla stampa i dati relativi l’ultimo weekend (sarà un caso?): in tre giorni 430 profughi hanno varcato il confine svizzero a Chiasso. Praticamente tutti uomini africani. Niente siriani in fuga dalla guerra, niente famiglie minacciate di morte nel loro paese. Le ultime notizie giunte dal Consiglio Federale, in particolare la risposta alla mia ultima interpellanza riguardo il centro test, sono stranamente passate in sordina in vista della votazione sulla revisione della legge sull’asilo. Nel primo quadrimestre di quest’anno gli arrivi sono aumentati del 70% in confronto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nella risposta ricevuta dal Consiglio Federale si evince quanto poco efficace sia il centro test di Zurigo, il nuovo sistema non porta alcun vantaggio, anzi gli effetti negativi sono già ben visibili, forse non ai giornalisti che hanno tralasciato di parlarne... Con il nuovo sistema testato nel centro di Zurigo aumenterebbero i costi per personale e strutture a tal punto da collassare in breve tempo. Il numero di audizioni e decisioni di prima istanza per collaboratore sono addirittura inferiori rispetto all’attività nei centri di registrazione “classici. Di maggior velocità ed efficacia neanche l’ombra! Non sono idee bizzarre che vengono ai cattivi populisti e razzisti durante la notte, sono numeri, statistiche ed esempi pratici a parlare chiaro. Anche se tali informazioni vengono rigorosamente tralasciate soprattutto in tempo di votazioni. Questi numeri e queste cifre rappresentano la realtà.           Quello che chiede la Lega e il gruppo parlamentare UDC a Berna è maggior sicurezza per i cittadini svizzeri. Sicurezza in termini fisici ed economici.Inutile girare intorno alla questione, la maggioranza dei richiedenti non fugge da nessuna guerra, non sono famiglie siriane e non vengono in Europa per integrarsi e lavorare. Ancora una volta a parlare sono numeri e fatti concreti. Questa revisione è un fallimento, un inutile dispendio di risorse senza alcuna soluzione pratica al problema reale. Tanto che – stranamente! – il giorno dopo la votazione, PLR e PPD a mezzo conferenza stampa chiedono esattamente la stessa cosa che UDC e Lega chiedono da anni: maggiori controlli e rimpatri veloci! Tra pochi mesi, ci diranno tutti che avevamo ragione: continuiamo a combattere questo sistema cieco che non ci condurrà a nulla di buono.   Roberta Pantani Consigliera nazionale
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A favore del servizio pubblico”: l’inganno è dietro l’angolo!

  Il prossimo 5 giugno il Popolo svizzero è chiamato a votare su ben 9 temi. Considerando la complessità del contenuto degli oggetti in votazione, è realistico pensare che un gran numero di persone non abbiano né il tempo né la voglia di documentarsi in modo approfondito su ognuno di essi. Nel caso ad esempio dell’iniziativa “A favore del servizio pubblico”, la tentazione di farsi guidare da un titolo così allettante potrebbe essere forte: chi di noi non è a favore del servizio pubblico? Ma questo titolo è estremamente ingannevole, e nondimeno poggia su un testo altrettanto ambiguo e fuorviante.         L’iniziativa che si propone come aiuto al nostro servizio pubblico e a tutela dei cittadini, è in realtà un boomerang per entrambi: il primo uscirebbe indebolito dall’approvazione dell’iniziativa, e i secondi ne pagherebbero le salate conseguenze. In primis, se si realizzasse il divieto di generare profitti che l’iniziativa chiede, le aziende attive nella fornitura delle prestazioni di base (in particolare nei settori delle telecomunicazioni, dei trasporti pubblici e della posta) perderebbero la loro competitività sul mercato, vedendo ridursi drasticamente la possibilità di investire. Senza fondi da investire verrebbe meno da un lato la loro capacità di innovare, dall’altro la potenzialità di generare valore per il tessuto economico cantonale, acquistando ad esempio prestazioni da fornitori terzi. Verrebbero altresì messi a rischio posti di lavoro ed apprendistato: oggi le ex regie federali FFS, Swisscom e Posta danno lavoro a oltre 100'000 persone e formano ogni anno circa 4'300 apprendisti. Infine non è da dimenticare che, imponendo questo divieto di generare profitti, nelle casse pubbliche mancherebbe una fetta importante di risorse, e la Confederazione sarebbe costretta a ridurre le prestazioni e/o ad aumentare le imposte. È evidente come entrambi gli scenari comportino svantaggi per i cittadini, soprattutto per quelli dei cantoni periferici come il Ticino. Anche la seconda richiesta dell’iniziativa “A favore del servizio pubblico” lede fortemente gli interessi delle zone periferiche. Vietare i finanziamenti trasversali significherebbe infatti mettere in discussione ciò che oggi abbiamo e funziona, ossia un servizio pubblico che raggiunge anche le zone più discoste come le valli con la medesima qualità e lo stesso prezzo, nonostante dal punto di vista economico ciò non sia vantaggioso. Infine, l’accattivante tematica della remunerazione dei top manager che non potrebbero essere superiori a quelli dei Consiglieri federali: di fatto, se il testo dell’iniziativa venisse applicato, andrebbe a toccare gli stipendi non solo dei manager, ma di tutti gli impiegati delle aziende in questione. L’unico risultato sarebbe ancora una volta diminuirne la competitività, rendendole meno attrattive per i collaboratori ed indebolendo di nuovo il servizio pubblico in generale. Votiamo NO a questa iniziativa: in realtà una minaccia del servizio pubblico, mascherata da un titolo allettante. Roberta Pantani Consigliera nazionale   CDT 03.06.2016  
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Una procedura costosa e inefficace

  Nel 2015 sono stati all’incirca 1,5 milioni i migranti che hanno varcato illegalmente i confini europei. 40'000 persone sono arrivate l’anno scorso in Svizzera e le previsioni 2016 vedono questi numeri in aumento. Si stima che solo nella prossima estate, oltre 10'000 migranti potrebbero presentarsi ai nostri confini e depositare una domanda di asilo nel nostro Paese. La Svizzera si sta preparando, tanto che è già stato fissato che corsi di ripetizione durante l’estate si svolgeranno al confine per dare supporto alle Guardie di confine e alle Polizie. E noi, cosa facciamo? La revisione della legge sull’asilo, su cui andremo a votare il prossimo 5 giugno, non porta nulla di nuovo né combatte questi fenomeni. E’ una proposta di legge che si basa su numeri vecchi e su fenomeni migratori che non corrispondono più alla realtà attuale, con l’aggravante che gli accordi Schengen-Dublino in Europa sono definitivamente morti. Tutti gli Stati stanno correndo ai ripari, alcuni reintroducendo i controlli sistematici delle persone alle frontiere e altri addirittura costruendo barricate e muri. Le nuove sfide in questo ambito necessitano di una gestione rapida e efficace per il mantenimento della nostra sicurezza e della nostra indipendenza. Così non è. Con questa revisione, più persone potranno rimanere nel nostro Paese, non contando se sono minacciate per la loro vita. Un’accelerazione delle procedure, senza conseguenti rinvii e quindi rimpatri, è del tutto controproducente, perché in questo modo l’attrattività della Svizzera aumenta ancora. Ora nel nostro Paese si vuole una revisione di una revisione di legge che è stata votata dal Popolo non più di tre anni fa. Una revisione, quella del 2013, a cui la sinistra si era opposta, proprio perché ritenuta troppo restrittiva e non garantista dei diritti dei migranti. Una delle ragioni era perché non veniva loro messo a disposizione un servizio di consulenza legale gratuita. E oggi, cosa propone questa revisione? Proprio questo, oltre naturalmente alla possibilità di “esproprio” da parte della Confederazione di immobili e strutture di proprietà di Cantoni, Comuni e privati, senza possibilità di appello. Ricordo che se fosse già stata in vigore questa norma, a Chiasso si sarebbe realizzato un centro nuovo per richiedenti l’asilo con oltre 350 posti, senza possibilità per il Comune di fare un cip. Cosa che fortunatamente non è avvenuta. Ma in futuro? Questa revisione, se accettata, porrebbe delle basi sbagliate su cui fondare una riorganizzazione del settore. Il nostro Paese non può permettersi, all’interno di un’Europa allo sbando, di spalancare le porte e di accogliere indistintamente tutti coloro che si presentano alle nostre frontiere, introducendoli in una procedura costosa e inefficace. Ricordiamo che i costi di questa revisione saranno sempre e comunque a carico di tutti noi contribuenti. Votiamo quindi NO alla revisione della legge sull’asilo.   Roberta Pantani Consigliera nazionale Lega               GDP 18.05.2016  
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Basta spremere automobilisti e autotrasportatori

  1)Quali le ragioni di questa iniziativa? Negli ultimi anni gli automobilisti svizzeri sono stati spremuti all’inverosimile con aumenti di tasse e costi vari e la tendenza è rivolta all’’aumento anche per il futuro. Come contropartita non hanno però visto alcun miglioramento dei servizi offerti, tutt’altro, la situazione viaria peggiora e in molte zone non è assolutamente al passo coi tempi. Investire nelle strade significa investire nella sicurezza, nella qualità della vita cittadina, nelle zone periferiche affinché non vengano abbandonate a sé stesse e nell’economia e nel benessere svizzeri generali. Soprattutto noi ticinesi, abitanti di valli e montagne dovremmo ricordarci che non ovunque si arriva su rotaia e che le strade sono essenziali per i nostri agricoltori e per le attività di paese. Sulle nostre strade si spostano il 60% delle merci e il 75% delle persone che circolano nel nostro paese. Strada non vuol dire solo auto, sono diversi gli utenti che approfittano di carreggiate sicure ed efficienti. Nei centri urbani investire nelle strade significa aumentare la sicurezza anche per gli utenti più svantaggiati, come ciclisti e pedoni e favorire un traffico scorrevole anche per i mezzi pubblici. 2) Non verrebbero a mancare soldi destinati ad altri scopi?  A livello di Confederazione ci sono molti ambiti dove le manovre di risparmio sarebbero ben più ampie... Una rete viaria funzionante è vitale e i soldi che mancano dovrebbero ancora una volta metterceli gli automobilisti svizzeri. 3) È vero che la strada copre tutti i suoi costi tenuto conto di quelli indiretti?  Annualmente gli automobilisti versano 9 miliardi di franchi nelle casse della Confederazione, solo il 36% di questi fondi viene reinvestito nelle strade, se venissero utilizzati tutti per la miglioria, la manutenzione e i costi generali delle vie di comunicazione non bisognerebbe aumentare ulteriormente tasse e spese per gli automobilisti.   Roberta Pantani Consigliera Nazionale       La Regione 28.05.2016
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