«Bisogna distribuire i soldi in modo più giusto»

SI all'iniziativa per un equo finanziamento dei trasporti! È davvero necessaria questa iniziativa? «Direi di sì. Gli automobilisti contribuiscono moltissimo anche al trasporto pubblico, ma i benefici che provengono da tutte le imposte che pagano - imposta sugli oli minerali, supplemento a quest’ultima, vignetta autostradale, tassa sul traffico pesante eccetera - non sono ridistribuiti in giusto modo. Noi vogliamo e chiediamo che quello che gli automobilisti pagano venga destinato tutto al mantenimento e al completamento dell’infrastruttura che usano, le strade». Questo concetto, questo scopo, non è identico a quello del FOSTRA? «Il FOSTRA, di cui il Parlamento si sta occupando e la cui discussione in Consiglio nazionale è stata opportunamente posticipata dopo la votazione sull’iniziativa, ha in effetti lo scopo di permettere di reperire i fondi necessari per migliorare e ammodernare l’infrastruttura stradale. Potrebbe essere il classico buon compromesso svizzero; a mio avviso però ha un grosso punto debole, l’aumento del prezzo della benzina, per cui ancora una volta gli automobilisti verranno chiamati alla cassa per pagare quello che già versano a sufficienza». Eppure alcuni suoi compagni di avventura, visto quanto già deciso dagli Stati e dalla commissione del Nazionale, hanno rinunciato a fare campagna attiva a favore dell’iniziativa... «Noi abbiamo elaborato una proposta che oggi è sottoposta al giudizio popolare. Io faccio parte del comitato di iniziativa e quindi mi impegno a sostenerla; quello che fanno gli altri, sono affari loro». Come recuperiamo l’1,5 miliardi che mancheranno alla Confederazione? «Ci sono diversi ambiti in cui è possibile farlo. La Confederazione sta già procedendo a programmi di risparmio e di revisione dei compiti: trovare spazio per recuperare tutto o parte del 2% circa delle spese complessive dello Stato non è un esercizio troppo complicato. Non dimentichiamo poi che si tratta di soldi che verrebbero reinvestiti all’interno del territorio svizzero, e che quindi genereranno un indotto e benefici economici importanti». Vero però che questo mancato introito si somma ad altri già previsti, pensiamo alla Riforma delle imprese III, e ai programmi di risparmio. Il cumulo non è eccessivo? «Potrebbe sembrare, ma in realtà è gestibile. In ogni caso non è certo pensando di aumentare le imposte, come quella sulla benzina, che si risolve la situazione; bisognerebbe anzi chinarsi e riflettere una volta seriamente sulla diminuzione delle spese, cosa che l’inizitiva obbligherebbe a fare». Se accettata, l’iniziativa entrerà in vigore subito. Ciò significa che dal 6 giugno nelle casse del fondo stradale inizieranno a entrare più soldi. Sapete già come utilizzarli? Ci sono progetti pronti? «Pronti no, anche perché fortunatamente viviamo in democrazia quindi quando si decide di fare una strada bisogna rispettare delle procedure. Progetti comunque ce ne sono, e sappiamo anche quali visto che diversi cantoni, tra cui il nostro, hanno necessità di modernizzare e/o completare la loro infrastruttura stradale; i tempi di realizzazione però potrebbero essere lunghi. Dal momento però in cui sapremo che i soldi per farli ci sono, potremo dare una bella accelerata». Roberta Pantani Consigliera Nazionale CDT  24.05.2016.
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Chiasso Economia tra comunicazione e lavoro giovanile

Il nuovo dicastero creato dal Municipio Pantani: «Avrà un taglio piuttosto sociale» A Chiasso, come a Mendrisio (vedi CdT del 22 aprile) la nuova legislatura ha visto la nascita di un dicastero denominato Economia. Un dicastero che a Chiasso, come a Mendrisio, sarà diretto da un consigliere nazionale: Roberta Pantani Tettamanti (nel capoluogo Marco Romano). L’obiettivo in entrambi i poli è di interfacciare ente pubblico e aziende, curando le relazioni con gli attori distribuiti sul territorio, con le istituzioni e il promovimento economico. «Abbiamo voluto istituzionalizzare questo dicastero perché prima il coordinamento tra ente pubblico e aziende era portato avanti dall’Associazione promovimento economico (APEC) – esordisce Roberta Pantani Tettamanti –, che però non ha questo scopo». Il dicastero, che a Chiasso si chiama Relazioni istituzionali-Economia, avrà tuttavia un taglio più sociale rispetto a Mendrisio, dove si punterà molto sulla promozione coordinata del territorio. «Gli scopi del nuovo dicastero saranno quelli di interfacciare l’ente pubblico con l’economia e la piazza finanziaria. Penso alle case di spedizione, settore di punta a Chiasso, che contano un migliaio di posti di lavoro, o alle aziende arrivate magari in sordina. Non si tratterà di sostenerle, bensì di allacciare dei contatti, che possono essere utili anche a loro. Visto che sono a capo anche del dicastero Socialità quello che cercherò di fare però è un lavoro combinato. Lo scambio tra i due settori sarà importante: Chiasso è stata capofila qualche anno fa con la creazione dello Sportello giovani, per il reinserimento nel mondo del lavoro dei giovani disoccupati. In questi anni abbiamo lavorato con oltre 100 ragazzi, di questi 22 hanno intrapreso una formazione, 4 hanno anche trovato un posto di lavoro stabile. Si tratterà di lavorare in modo incrociato per promuovere anche l’occupazione dei giovani nelle aziende locali. Promovimento economico e rilancio della piazza finanziaria saranno sicuramente aspetti da curare, cercheremo però di spingere soprattutto su formazione e collocamento dei giovani esclusi dal mercato del lavoro». Dei dati molto utili di cui potrà beneficiare il dicastero sono inoltre quelli relativi agli immobili sfitti e ai terreni a disposizione nella cittadina di confine. «Esiste una banca dati con tutte queste informazioni, i contatti non sono però di competenza dell’Ufficio tecnico, che possiede le informazioni in questione. Ora potrà occuparsene il dicastero». Saranno molto importanti anche le collaborazioni con Ente Regionale per lo Sviluppo del Mendrisiotto e Basso Ceresio (ERS-MB) e APEC. «L’ERS-MB porta avanti un discorso più a livello regionale, la sua sede è all’interno del Municipio quindi anche logisticamente la collaborazione e gli scambi saranno favoriti. Anche l’APEC rimarrà attiva, dovremo darle dei nuovi contenuti, sarà ad esempio utile come sostegno a delle iniziative, ma non sarà sicuramente un braccio del nuovo dicastero». Per quanto concerne l’APEC, fino ad oggi presieduta dal sindaco di Chiasso, in futuro sarà guidata dal capodicastero Relazioni istituzionali–Economia, quindi in questo quadriennio da Pantani Tettamanti. Gli statuti saranno modificati a breve. La capodicastero si è messa subito al lavoro, la prima iniziativa è infatti già in cantiere. Nei prossimi giorni a tutte le aziende insediate a Chiasso sarà recapitata una lettera in cui si presenta il neonato dicastero. Alle aziende sarà inviata inoltre una seconda missiva, firmata dal dicastero Socialità in cui si ricordano gli scopi dello Sportello giovani. «Vediamo come reagiranno e risponderanno le aziende. Poi decideremo come muoverci. Non escludo però la creazione di una piattaforma, a cui possano accedere anche le ditte». CDT, 30.04.2016 Lidia Travaini
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Vogliamo rispetto, libertà e sicurezza!

Anche la Commissione delle Istituzioni politiche del Nazionale (della quale faccio parte), seguendo la decisione della commissione sorella degli Stati ha deciso di non dare seguito all’iniziativa parlamentare del collega Wobmann contro la dissimulazione del viso in pubblico. Evidentemente i nostri voti non sono bastati per far passare un messaggio, che – more solito – viene interpretato à la carte a dipendenza di chi lo propone. In difesa della donna si sentono tante parole al vento, ci ripetono che non siamo il sesso debole, che siamo libere di scegliere cosa diventare nella vita e che ci spettano gli stessi diritti che spettano ai nostri colleghi uomini. Tutto ciò l’abbiamo capito da un pezzo e anche nella nostra società l’eguaglianza uomo-donna è entrata a far parte della normalità, nonostante il margine di miglioramento sia ancora ampio.           In alcune culture però la donna non gode di pressoché nessun diritto, rappresentando addirittura un oggetto di proprietà del padre o del marito. Questo atteggiamento è ben radicato nei paesi islamici e il flusso migratorio provenienti da tali paesi sta man mano importando questa idea della donna sottomessa e oggetto sessuale dell’uomo. Che i moralisti si astengano dalle accuse di razzismo, perché statistiche e fatti parlano da soli. Dove sono le femministe quando si parla di Islam, di dissimulazione del volto, di importazione di una pericolosa cultura maschilista? E allora, se siamo davvero contro le discriminazioni, dovremmo cominciare con il vietare sul nostro territorio una simile sottomissione della donna. Perché il velo questo è: un segno di schiavitù, non accettabile nella nostra cultura occidentale. E mai come in questo caso bisogna riconoscere come un’assimilazione di simili costumi sia pericolosa. L’Occidente, che potrebbe essere considerato un’isola di salvezza per donne che provengono da Paesi in cui vigono regole teocratiche e fondamentaliste, invece tollera questi costumi e accetta le discriminazioni in nome di un “multikulti” che non sembra abbia portato chissà quali grandi vantaggi a questa nostra società, che invece accetta, senza apparentemente alcun disturbo morale, che un Imam, apertamente dichiaratosi a favore della lapidazione delle donne “infedeli, lavori indisturbato come capo di una moschea in Svizzera. Il soggetto, già cacciato per le sue idee ultra estremiste, dopo i suoi soggiorni in Francia e Belgio ( dove sicuramente avrà potuto allargare i suoi orizzonti) è tornato a predicare nel Canton Zurigo. E la domanda di chi finanzia queste organizzazioni sorge spontanea… Le donne delle generazioni passate hanno lottato e lavorato duramente per la libertà e il rispetto di cui noi oggi possiamo godere. Non lasciamoci sopraffare, perché ne va della nostra società e delle nostre tradizioni. Roberta Pantani – Consigliera Nazionale
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