Visioni sulle città

Intervista su La Regione del 24.03.2016. Faccia a faccia tra me e il sindaco di Mendrisio, Carlo Croci, sul passato e sul futuro del Mendrisiotto. Grazie a Daniela Carugati per essere riuscita abilmente a condensare in una pagina, oltre due ore di intervista. Buona Lettura!               #cambiamento #competenza #sicurezza #Chiasso #comunali2016 #lista4
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Dodici anni di lavoro per la nostra sicurezza

La sicurezza è un tema politicamente interessante da cavalcare, soprattutto in tempi elettorali. I politici in carica e quelli aspiranti tali dovrebbero dare garanzie ai cittadini perché si sentano sicuri a casa propria e perché possano contare su un servizio funzionante e performante. La sicurezza dei cittadini dipende naturalmente anche da un corpo di Polizia efficiente. Ai cittadini di Chiasso e al popolo ticinese dovremmo garantire di sentirsi sicuri a casa propria, per le proprie strade, di poter lavorare e di poter contare su servizi funzionanti.         In 12 anni, quale responsabile del Dicastero Sicurezza pubblica, posso dire di aver fatto un buon lavoro. Certo non tocca me giudicare, ma dal punto di vista dell’organizzazione e delle infrastrutture c’è stato un indubbio miglioramento. I recenti fatti di sangue accaduti nella nostra città, fuori dalle nostre porte, hanno giustamente suscitato un certo timore nella popolazione e nessuno di noi è rimasto immune alla paura. La situazione globale attuale non è certo delle più rosee, le prospettive per il futuro non sono delle migliori, ma ciò deve essere uno stimolo al miglioramento della qualità dei servizi offerti. Gli ultimi anni non sono stati facili per la nostra città, al confine con un Paese in profonda crisi economica e punto di arrivo dello smisurato flusso migratorio proveniente dal Medio Oriente e dall’Africa. I disagi ci sono e ci sono stati, inutile negarlo, ma l’ottimo lavoro delle forze dell’ordine ha limitato i danni. Dal 2004 l’effettivo della Polizia comunale, oggi Polizia Polo della regione I, è aumentato di 16 unità. Un investimento per Chiasso di oltre 1'900'000 di franchi, considerato come la formazione di un agente di Polizia costi al Comune circa 120'000 franchi: un investimento a favore della sicurezza di tutta la Regione e di tutti i Comuni convenzionati. Inoltre, la videosorveglianza fa parte degli investimenti annuali costanti a partire dal 2011 ed avere oggi uno tra i sistemi di controllo tra i più performanti del Cantone ci porta ad essere di esempio alle altre Polizie Polo. Chiasso nella sicurezza investe, ha investito e investirà sempre: in maniera silenziosa, senza proclami e senza dichiarazioni roboanti. Il servizio 24 ore su 24, la rinnovata sede logistica, un adeguamento degli stipendi fatto nel 2008, le nuove figure di assistente di polizia, corsi di formazione, istruzione e pure un’unità cinofila, sono alcuni tra gli elementi da citare con orgoglio. La responsabilità della sicurezza e dell’ordine pubblico nella Regione I conferisce alla Polizia comunale di Chiasso un compito importante. Miglioramenti ci sono stati, ma non possiamo certo fermarci a guardare. Nel prossimo futuro, la situazione politica internazionale non migliorerà di sicuro e sarà quindi importante che nell’agenda del prossimo Municipio ci sia anche il potenziamento di questo importante servizio, per svolgere tutte le deleghe secondo quanto la Legge sulla Collaborazione tra le Polizie ci impone di fare. Anche se qualcuno che si lamenta perché la Polizia non c’è mai, salvo poi rilamentarsi quando c’è e fa i suoi controlli, lo troviamo sempre.   Roberta Pantani  
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Criminali stranieri: ora piangeremo sul latte versato!

  I Ticinesi hanno ancora una volta lanciato un chiaro segnale che però, purtroppo, non giungerà sino a Berna. In ben 59'501 nel nostro Cantone, pari al 59.42%, si sono detti favorevoli all’iniziativa di attuazione per l’espulsione dei criminali stranieri. Ticino, Uri, Svitto, Obvaldo, Nidvaldo e Appenzello Interno sono stati gli unici a dire sì e a voler combattere in modo deciso la criminalità di importazione.       Tuttavia, le ragioni del SI ticinese sono probabilmente altre. La posizione geografica del nostro Cantone, oltre ad assicurarci un clima mite e molto soleggiato, ci rende molto più vulnerabili del resto della Svizzera ai problemi provenienti da sud, che purtroppo al momento non sono trascurabili. Confinando con una nazione in profonda crisi economica che a sua volta è il punto d’arrivo di migranti provenienti da Paesi in crisi perenne e in cui non esiste legge se non quella del più forte, non possiamo certo chiudere gli occhi appellandoci al moralismo. Basta guardare i telegiornali sulle reti italiane: lo smisurato aumento della criminalità nella vicina Penisola è dovuto alla massiccia presenza di immigrati dal Medio Oriente, Africa e dall’Est europeo. Le periferie delle grandi città sono diventate zone franche, in cui la polizia non ha più accesso né controllo e le bande di criminali regnano. Noi queste situazioni le conosciamo perché sono a pochi chilometri dal nostro confine, perché i media che li riportano si esprimono nella nostra stessa lingua e i modi di vivere sono i medesimi, provenendo tutti dalla medesima area geo-culturale. I nostri connazionali, al di là delle Alpi, no. Per loro l’Italia è ancora troppo lontana, così come è lontana Colonia. Pur di combattere questa iniziativa, si è risvegliata la famosa “società civile” che “ha dato prova di maturità” (parole della Consigliera federale Sommaruga). Si vede che in Ticino siamo incivili ed immaturi. D’altronde, c’è un solone ex consigliere nazionale P$, che ha dichiarato che ormai il nostro Cantone è in balia del leghismo più sfrenato… Moralisti in ogni angolo della Svizzera hanno accusato questa iniziativa di essere insensata, populista, razzista e chi più ne ha più ne metta. Ciò che è sfuggito ai più che hanno festeggiato domenica, è che un criminale è un criminale punto e basta, non c’è accusa di razzismo che tenga, se non si rispettano le leggi del Paese in cui vivi, non resti, tantomeno se vuoi rimanerci sulle spalle dei contribuenti. Ciò avverrà comunque sulla base di una legge votata dal Parlamento e voluta dal Popolo svizzero nel 2010, il resto è margine di manovra dei giudici, ed è lì che dovremo controllare. In passato la visione “cattiva” e “populista” si è già rivelata pagante: grazie a noi “cattivissimi” non siamo nell’UE, tanto per citarne una. Non vorremmo avere ragione ancora una volta molto tempo dopo. Roberta Pantani Consigliera Nazionale   Il Mattino della domenica
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