#Comunali2016 Intervista CDT

Il Municipio di cui fate parte verrà forse ricordato più per alcune decisioni controverse e i tre referendum persi che per le sue realizzazioni. Potendo tornare indietro, c’è qualcosa che non rifareste? Non sono d’accordo, questo Municipio ha realizzato ed investito: qualche scivolone di percorso è normale, mediaticamente poi i referendum persi hanno fatto più notizia. Cosa non rifarei? Piuttosto cosa avrei fatto meglio: il Municipio in questa legislatura avrebbe dovuto essere più compatto e più coraggioso quando si trattava di difendere le proprie posizioni: invece purtroppo così non è stato. Ci sono state posizioni personali, mentre è mancata spesso quella del Municipio. Tutto ciò è paradossale, pensando oltretutto che vi era una maggioranza assoluta che avrebbe potuto dire e fare quello che voleva. Entrambi puntate alla poltrona di sindaco. Con quali argomenti intendete convincere i Chiassesi a darvi fiducia? La mia carriera politica è conosciuta. Sono in Municipio dal 2004, sono stata vicesindaco dal 2008 al 2012, sono Consigliera nazionale dal 2011. Esperienza, conoscenza dei dossier, conoscenza della realtà chiassese e delle sue caratteristiche, impegno nei progetti in corso, capacità e coraggio: il bagaglio per fare il Sindaco di Chiasso non mi manca. Ai cittadini la scelta. Ormai anche a Chiasso i lavoratori frontalieri hanno superato per numero quelli residenti in Ticino e il Municipio, dopo avere sostenuto l’iniziativa “Benvenuta impresa”, si è battuto per realtà come la Bravofly che impiegano quasi solo personale non domiciliato nel cantone. È un modello di sviluppo sostenibile per la cittadina? Non ci sono dati certi di quante imprese si siano insediate a Chiasso a seguito di questa iniziativa. Detto ciò, il Municipio ha in questi anni visitato tutte le più importanti società con sede nel nostro Comune, non solo quella da lei citata, alle quali ha sempre fatto presente l’importanza di mettere a disposizione posti di lavoro a residenti. Le conseguenze della disoccupazione di personale locale sono pesanti: aumento dei costi sociali, dell’assistenza e delle cure mediche. E’ un aspetto che non abbiamo mai sottovalutato, cercando di intervenire laddove possibile e quando di nostra competenza.         Condivide la proposta della Confederazione di realizzare, durante il periodo di chiusura per il risanamento della struttura di via Motta, un centro profughi provvisorio in via Milano? La richiesta dall’Ufficio federale della Logistica era stata fatta da tempo al Municipio, chiedendo di trovare un’alternativa, che Chiasso non ha. In ogni caso, la Legge sull’Asilo, all’art. 26a, è chiara: la Confederazione non può disporre liberamente di questi terreni, senza passare dalla procedura edilizia ordinaria. A Berna farò presente molto chiaramente che Chiasso NON vuole un altro Centro per richiedenti l’asilo, neppure provvisorio. Per questo motivo è stata lanciata la petizione dal mio Gruppo, la cui raccolta firme è in corso. La popolazione della cittadina aumenta, ma la crescita, negli ultimi anni, è dovuta all’afflusso di stranieri, soprattutto dimoranti, mentre attinenti e ticinesi diminuiscono. Chiasso sta perdendo attrattiva? Chiasso è e rimane attrattiva: i numerosi investimenti immobiliare ne sono la prova. Il grafico della popolazione di Chiasso ha sempre avuto un andamento oscillante, a seconda della congiuntura economica, del numero di posti di lavoro federali, ecc.. Se pagano le imposte, lavorano onestamente e non beneficiano illecitamente di aiuti sociali, tutti i cittadini sono uguali e contribuiscono al benessere della città, con ricadute positive per tutti. Furti, rapine e due omicidi hanno proiettato Chiasso sotto i riflettori della cronaca nera negli ultimi tempi. Diversi cittadini si dicono impauriti e insicuri. C’è un deficit di sicurezza nella cittadina? Sicuramente i fatti gravi accaduti nella nostra città hanno insinuato nella popolazione un grande senso di insicurezza. Le forze dell’ordine hanno dunque aumentato la presenza sul territorio. Non parlerei però di deficit di sicurezza: in 10 anni, il Municipio, su mia proposta, ha aumentato costantemente il numero di agenti, migliorato le infrastrutture e le attrezzature. La sicurezza pubblica è un settore in cui si è investito molto. E’ importante rimanere attenti e vigili, ma Chiasso non è una città insicura. Gli interventi di prevenzione, che sono tanti, purtroppo non fanno notizia.     Roberta Pantani Consigliera nazionale Municipale di Chiasso 18.02.2016
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Europa? Neanche per sogno!

L’idillio è ormai finito da un pezzo, ma pochi hanno abbastanza coraggio per ammetterlo. Unitisi nel 1992 i primi Stati, dopo ormai 24 anni di unione, sono finiti come nei peggiori matrimoni: incastrati nella routine, nella realtà e ben lontani dalle utopie passionali dei primi tempi, che lasciavano sperare in un futuro di gloria. Ci si aspettava una grande potenza, unita e decisa, la rinascita dell’Europa dell’est, il rafforzamento dei valori che caratterizzano la società europea quali la libertà, la democrazia, la laicità dello stato, i diritti delle donne. Inutile dirlo, l’UE in tutto questo ha fallito. La situazione degli Stati più deboli non ha fatto altro che peggiorare, il centralismo e le leggi quasi dittatoriali stanno trascinando nel baratro i paesi maggiormente colpiti dalla crisi economica. Di democratico c’è ben poco in questa Unione: i cittadini non hanno mai potuto votare e gli unici che hanno potuto farlo si sono espressi contro l’adesione a questa fasulla associazione. Le leggi imposte da Bruxelles non tengono minimamente conto delle differenze culturali, economiche e sociali degli stati membri. Qualcuno pensa davvero che la stessa medesima legge possa essere efficace sia in Svezia, sia in Bulgaria, sia in Italia?               La politica del “senza frontiere” non ha portato altro che criminalità e insicurezza. Non vivevamo in Stati chiusi e poco collaborativi. Gli scambi commerciali e culturali non erano certo estranei all’Europa pre UE. Spalancare le frontiere non era necessario e anzi, si è rivelato fallimentare. Le idee tanto denunciate come populiste e razziste vengono ora abbracciate da capi di Stato e gran parte della popolazione. I valori a noi cari sono stati svenduti. A Bruxelles manca il coraggio per dire basta, qualcuno addirittura ci vuole ancora credere e non vuole assolutamente ammettere la sconfitta. È ora di riconoscere gli errori e porvi rimedio. La Svizzera viene criticata per ogni sua scelta contro corrente, l’UE cerca di metterci i bastoni tra le ruote ogni qualvolta vogliamo difenderci e immancabilmente ne approfitta della sua posizione, geografica e politica, per intimidirci. Più di una volta però le nostre idee si sono rivelate vincenti e poi – guarda un po’ che strano! – sono state copiate. Eppure ancora oggi, qualche partito svizzero ha nel suo programma l’adesione a questa Unione Europea che di unito ha solo il nome. Il resto è uno sfascio. Non noi. Noi non molliamo e non ci lasciamo intidimidire: la nostra sicurezza e la nostra libertà vengono prima di tutto!   Roberta Pantani Consigliera Nazionale
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Basta con la delinquenza, ora dobbiamo solo agire!

Il tema dell’asilo è sicuramente il più “caldo” del momento, nell’intero continente europeo si dibatte sul da farsi, ma di soluzioni pratiche ed efficaci neanche l’ombra. Purtroppo una grossa parte della popolazione e dei politici continua a non vedere, o per lo meno finge di non vedere, le reali dimensioni del problema. Purtroppo anche i politici svizzeri non sono da meno, nascondendosi dietro all’ideale di paese accogliente e misericordioso, hanno perso il contatto con la realtà. Tra l’aiutare chi fugge dal proprio paese a causa di guerre e l’accogliere chiunque cerchi vita facile nel nostro paese c’è una bella differenza. Dati, statistiche e il mal contento della popolazione svizzera parlano chiaro, il numero di richiedenti l’asilo giunti in Svizzera è eccessivo. I centri di registrazione e di accoglienza sono strapieni, le risorse scarseggiano sempre di più e tra i veri bisognosi si nascondono troppi delinquenti e approfittatori. In Svizzera la maggior parte dei delitti viene commesso da cittadini stranieri, le carceri sono strapiene di questi delinquenti, che non vengono certo persuasi dal nostro sistema giudiziario. Inutile attaccarsi alle ideologie e perorare allo sfinimento la causa antirazziale, i fatti dimostrano chiaramente questa tendenza, che non è certo una novità. Il nostro paese non è però confrontato solo con il problema della delinquenza d’importazione, è l’intero sistema di valori, regole e democrazia ad essere in pericolo. L’estremismo islamico, giunto in Europa attraverso l’immigrazione (spero che su questo siamo tutti d’accordo)sta radicandosi sempre più anche alle nostre latitudini. L’estremismo islamico non è solo ISIS e attacchi terroristici, l’estremismo islamico è l’antitesi del nostro modo di vivere. Libertà, laicità, democrazia e parità di diritti tra uomo e donna sono colonne portanti della nostra società, ma non rientrano nel vocabolario di molte culture instauratesi anche nel nostro paese. Anche in questo caso, purtroppo, di fatti non ne mancano. Dagli omicidi perpetrati da padri e mariti possessivi, nel nome dell’orgoglio e dell’onore, alle violenze sessuali ( non da ultimi i fatti avvenuti a Colonia) e alle privazioni inflitte nel nome di Allah, di esempi da citare ce ne sono molti e come donna mi riesce difficile relativizzare. Fino a che punto potremo sopportare tutto questo, fino a che punto sacrificheremo le nostre risorse e i nostri valori? Il Mattino della domenica  
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Il caos viario sulle nostre strade non è legato al transito nord-sud.

Dal Mendrisiotto si levano voci critiche, legate al possibile aumento di traffico e all’inquinamento in caso di raddoppio. Lei è una delle poche personalità a favore, come risponde alle preoccupazioni della popolazione? Sono ingiustificate?  La situazione viaria in Ticino presenta innumerevoli problemi, ma sono causati in minima parte dal traffico che transita attraverso il traforo del San Gottardo. Il traffico che giornalmente intasa strade principali e secondarie del Mendrisiotto non si può certo correlare al traffico di transito sull’asse nord-sud, bensì a quello che arriva da sud. Il numero dei veicoli che ogni giorno passa nella galleria del Gottardo è limitato rispetto agli oltre 60'000 veicoli che si riversano quotidianamente sulle strade del nostro distretto. Sono cifre che mostrano come le preoccupazioni siano ingiustificate. Dal Mendrisiotto si levano voci critiche, ma le assicuro che ci sono anche tante voci a favore: è solo che hanno minore cassa di risonanza.  Il progetto prevede la creazioni di due tubi e quattro corsie. Ne sarà però usata soltanto una per direzione. Crede davvero che i tubi saranno usati a scartamento ridotto?  Certamente, se la Costituzione in questo Paese è ancora un valore! L’art. 84 cpv. 3 Cost. recita “ La capacità delle strade di transito nella regione alpina non può essere aumentata”. Per cambiare la Costituzione c’è bisogno di una votazione con la maggioranza di Popolo e Cantoni. Lo scopo della realizzazione del tunnel di risanamento non è quello di aumentare il traffico. Bisogna capire che in gioco c’è la sicurezza degli automobilisti e soprattutto il mantenimento del collegamento stradale del Ticino verso il resto della Svizzera.  In Europa ci sono assi di transito internazionali come il Brennero già saturi di traffico pesante, è facile prevedere che un domani l’Europa possa fare pressioni sulla Svizzera per mettere a disposizione una via di transito a quattro corsie per rendere più fluido il traffico transnazionale per sfruttare il Gottardo a piena capacità. Crede che il Governo possa cedere ancora alle pressioni europee?  Non è che l’Europa può metterci sempre sotto pressione quando meglio crede e quando le interessa. Come detto, la Costituzione determina l’utilizzo a scartamento ridotto delle gallerie sotto le Alpi e solo il Popolo svizzero può cambiarne le sorti. Oggi, assi stradali di traffico internazionali che non sono saturi di traffico sono pochi, purtroppo. Indipendentemente dalla realizzazione della galleria risanamento del San Gottardo, occorre perseguire l’obiettivo di trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia. Opere come AlpTransit sono un investimento per il futuro, ma si deve agire a livello internazionale: la Svizzera da sola può fare poco se un progetto così all’avanguardia termina ai suoi confini (e oggi neppure a quelli). Un’opera però non esclude l’altra: anzi direi che sono complementari, abbiamo bisogno di entrambe.  Lei è convinta che in caso di eventuale raddoppio, non vi sia un aumento di traffico nel Mendrisiotto?  Come detto in precedenza si, ne sono convinta. La seconda galleria al Gottardo porterà più sicurezza, sarà un sicuro e valido allacciamento tra il Ticino e il resto della Svizzera, un collegamento complementare ad AlpTransit e permetterà di non sovraccaricare altri assi alpini autostradali, quali l’A13. Da dimenticare invece sono le alternative proposte, tra le quali la costruzione ai confini dei terminal di carico da strada a ferrovia, per i quali servirebbe una porzione di territorio vastissima: nel Mendrisiotto trovare uno spazio simile ( si stimano 80'000 m2 ) sarebbe impossibile. Senza contare che un’infrastruttura di questo genere porterebbe sulla nostra rete stradale centinaia di migliaia di camion, con impatti ambientali e finanziari da non sottovalutare: costruzione dei terminal, acquisto del materiale ferroviario supplementare, costi di mantenimento delle infrastrutture e costi di smantellamento quando il tunnel sarà risanato. L’unica certezza di questa scellerata opzione è che il Ticino rimarrebbe isolato per tre anni: ne va del nostro futuro, della coesione nazionale, del substrato economico del nostro Cantone e della sua attrattività dal punto di vista turistico. Le alternative sono più dannose che utili e i ticinesi lo sanno.   Dal CDT del 3 febbraio 2016.
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