Salari e gradi da uniformare, le proposte

  Polizie, il gruppo di lavoro coordinato dalla municipale di Chiasso Roberta Pantani ha consegnato il rapporto al governo. "Documento e osservazioni del Consiglio di Stato saranno poi discussi dalla Confederazione consultiva sulla sicurezza."  
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Espulsione dei criminali: dobbiamo dare un segnale

  Il prossimo 28 febbraio saremo chiamati alle urne per esprimerci in merito all’iniziativa di attuazione per l’espulsione dei criminali stranieri. L’iniziativa è stata approvata ormai 5 anni fa dal Popolo, è già stata approvata una legge di applicazione da parte del Parlamento, ma non è mai stata applicata. È quindi ora di lanciare un ulteriore segnale !               Il tema è più che mai attuale: in questi anni la situazione è peggiorata. Il numero di crimini commessi sul suolo svizzero da persone straniere non accenna a diminuire e i recenti fatti di cronaca purtroppo non fanno che confermare la tendenza. Gli ultimi dati non sono certo rassicuranti: in Svizzera il 57.7 % di omicidi, il 61.3% degli stupri e non meno del 73% dei furti con scasso viene compiuto da criminali stranieri. Gli oppositori parlano esclusivamente di diritti, tolleranza e integrazione ma troppo spesso dimenticano i danni materiali e soprattutto psicologici provocati alle vittime e alle loro famiglie da questa gente, che non mostra certo l’intenzione di integrarsi. Non è una questione di razzismo o populismo, due termini peraltro molto abusati negli ultimi anni, qui si tratta di realtà e dati di fatto, le statistiche parlano chiaro: la maggior parte dei criminali e dei detenuti sono stranieri. Non vanno poi dimenticati gli enormi costi generati da questi criminali, che spesso vengono condannati più e più volte e ancora una volta tocca ai contribuenti pagare per l’apparato giudiziario, le prigioni, le terapie e via dicendo. La nuova iniziativa è stata inoltrata poiché nella Legge di applicazione dell’iniziativa precedente il Parlamento ha introdotto una clausola di rigore: il giudice ha la possibilità di rinunciare alla pena dell’espulsione, nel caso in cui il criminale in questione fosse in pericolo di vita ritornando nel suo Paese. Questo non è però quello che ha votato il Popolo. Sappiamo bene come va a finire con queste clausole e con il libero arbitrio del giudice... Con il testo che andremo a votare il mese prossimo, dubbi non ce ne saranno più e le disposizioni saranno direttamente e immediatamente applicabili: le espulsioni saranno automatiche e senza eccezioni. Per una maggior sicurezza sul nostro territorio e per il rispetto della volontà popolare, votiamo SI il prossimo 28 febbraio, SI all’iniziativa per l’attuazione dell’espulsione degli stranieri che commettono reati!   Roberta Pantani Consigliera Nazionale Il Mattino
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I problemi di esecuzione devono essere affrontati

Non mi sembra di svelare nulla di nuovo, se dico che gli accordi di Schengen e Dublino hanno fallito e ciò viene confermato giorno dopo giorno dal susseguirsi di notizie riguardanti i Paesi dell’Unione Europea che intendono reintrodurre controlli alle loro frontiere. Nelle ultime settimane purtroppo abbiamo assistito a crimini che confermano che tra i veri rifugiati bisognosi d’aiuto si nascondono molteplici criminali e malintenzionati che giungono in Europa approfittando delle condizioni favorevoli di accoglienza. Le denunce definite “populiste” fatte dal nostro gruppo in questi anni, hanno mostrato in realtà che avevamo e che abbiamo ragione. Vanno posti dei limiti all’immigrazione e occorre anche in Svizzera reintrodurre i controlli sistematici delle persone alle frontiere. Ogni Paese deve poter controllare le proprie frontiere, a maggior ragione in situazioni di emergenza e questo sembra oggi essere un volere comune di numerosi stati europei. Alcuni stati membri dell’UE lo hanno fatto prontamente a seguito di atti criminali e terroristici, ma altri lo stanno decidendo di fare unicamente sulla base del numero importante di immigrati arrivati e che ora richiedono lo statuto di richiedente l’asilo. Facciamo in modo anche noi di non arrivare sempre troppo tardi e di disporre di misure simili solo dopo aver contato le vittime. Per quanto riguarda il numero di domande di asilo, la Svizzera si trova sopra la media in confronto agli stati membri dell’UE: i numeri diventano però sempre meno sopportabili, le risorse finanziarie e materiali sempre più scarse. Un buon Governo dovrebbe riconoscere i propri limiti e agire di conseguenza. La Svizzera non ha bisogno di una revisione della legge sull’asilo, così come quella proposta e approvata dal Parlamento. La legge attuale è più che sufficiente, va solo applicata correttamente: la Svizzera offre già condizioni più che buone, deve tutelarsi dagli abusi che aumentano costantemente e pesano sulle spalle dei contribuenti. Tutti desideriamo la velocizzazione dei procedimenti, a patto però che questo serva appunto a limitare gli abusi e non ad aumentare le capacità.           La nuova legge purtroppo va nella direzione opposta e non porta alcuna soluzione ai problemi esistenti. Un elemento importante che crea preoccupazione quale amministratore comunale è quello della possibilità inserita in questa legge, di espropriazione da parte della Confederazione di beni dei Cantoni o Comuni per la realizzazione di alloggi per richiedenti l’asilo, senza passare dalla procedura ordinaria di una licenza di costruzione. Quindi viene di fatto cancellato il diritto di ogni cittadino e di ogni ente ad opporsi ad un utilizzo di una proprietà non conforme al Piano regolatore. Il diritto fondamentale alla proprietà viene sacrificato sull’altare di un “asilantismo” (permettetemi il termine) avulso da qualsiasi realtà. Se questo referendum verrà accettato, significherà che questa revisione, così come proposta, non andava bene. Occorre cambiare rotta: trovare soluzioni concrete e applicabili, per far fronte così al numero spropositato di domande depositate e non ancora evase, al crescente numero di abusi e ai cosiddetti migranti economici nonché all’esplosione dei così. Roberta Pantani Consigliera Nazionale
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